Tecnologia

L’IA spaventa i lavoratori e i politici se ne lavano le mani: niente leggi a breve

Lavoratori spaventati dall’intelligenza artificiale. Ma alcuni politici sembrano non voler fare nulla per regolamentarla, almeno nel breve.

Davanti ai progressi sempre più travolgenti dell’intelligenza artificiale, è difficile mantenere l’equilibrio. C’è chi cade nella tecnofobia e finisce per demonizzare i chatbot. Ma non manca nemmeno chi, come i transumanisti, all’opposto si fa prendere dalla tecnofilia e assegna all’IA una sorta di missione salvifica, non vedendo l’ora di assistere all’avvento di un’umanità “sintetica” fatta da cyborg ibridati con le macchine.

In mezzo a questi due estremi ci sono i “tecnocritici”, ovvero quelli che non rinunciano a giudicare l’intelligenza artificiale in base agli effetti concreti sulla vita individuale e sociale delle persone. In diversi ad esempio temono di perdere il lavoro perché sostituiti da macchine super intelligenti. E già ci sono studi sullo “scarico sociale” indotto sul luogo di lavoro dalle macchine, che incentivano la pigrizia dei lavoratori che tendono ad affidarsi in tutto e per tutto all’intelligenza artificiale.

Ma dai tecnofili più radicali – ben diffusi tra i politici – c’è poco da aspettarsi in termini di leggi per regolamentare i possibili rischi legati all’IA.

IA e lavoratori, il dilemma: regolamentare o non regolamentare?

Diversi Stati però la pensano in maniera differente e hanno iniziato a pensare di introdurre a breve una stringente regolamentazione dell’intelligenza artificiale. È il caso dell’Unione Europea e della Cina.

Altri Paesi invece non sembrano intenzionati a legiferare in tempi brevi sull’IA. Parliamo in particolare del Regno Unito: gli inglesi sembrano intenzionati a seguire la loro tradizionale politica liberista, ispirata al laissez faire, laissez passer. Il dirigismo statale, si sa, non è gradito Oltremanica. Insomma, in UK sarà la “mano invisibile” dell’IA a autoregolamentarsi, almeno per il momento.

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A qualcuno non piace l’idea di mettere paletti e regole all’intelligenza artificiale – biopianeta.it

Lo ha confermato di recente, durante una conferenza del Financial Times, il ministro britannico per l’intelligenza artificiale e la proprietà intellettuale Jonathan Camrose. Il governo britannico, ha detto Camrose, teme che una regolamentazione possa frenare la crescita. Perciò una legge sull’intelligenza artificiale non arriverà «a breve termine» nel Regno Unito.

Il ministro non ha criticato gli approcci di altre nazioni, ma ha fatto osservare che «c’è sempre il rischio di una regolamentazione prematura». Questa opzione, a suo giudizio, potrebbe fare più male che bene «soffocando l’innovazione». A marzo i funzionari statali hanno pubblicato un libro bianco palesemente favorevole all’intelligenza artificiale dove sottolineavano i potenziali danni per l’innovazione che potrebbero essere causati da un approccio pesante e rigido nei riguardi dell’IA.

Niente leggi, siamo inglesi. Perché il Regno Unito non regolamenterà l’intelligenza artificiale

Gli inglesi mirano a «diventare una superpotenza dell’intelligenza artificiale», ha detto Michelle Donelan, Segretario di Stato per la scienza, l’innovazione e l’innovazione.

Una strada per percorrere la quale, ha aggiunto Donelan, «è fondamentale fare tutto il possibile per creare l’ambiente giusto per sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale e rimanere in prima linea negli sviluppi tecnologici». Ragione per cui i governanti britannici punteranno su «una corretta regolamentazione in modo che gli innovatori possano prosperare e i rischi posti dall’intelligenza artificiale possano essere affrontati».

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Il Regno Unito diventerà una sorta di paradiso tecnologico per i robot? – biopianeta.it

Del resto in prima fila tra gli entusiasti dell’intelligenza artificiale c’è il premier Rishi Sunak, che ha già sposato la causa del Big Tech assicurando un «accesso anticipato» ai modelli di DeepMind, OpenAI e Anthropic. Nel Regno Unito è stata anche introdotta una task force per l’intelligenza artificiale impegnata nella promozione dello sviluppo di modelli di base dell’IA.

Resta da vedere se il permissivismo britannico riuscirà a trovare il giusto equilibrio. Soprattutto davanti alle sempre più pressanti richieste di introdurre salvaguardie normative prima che sia troppo tardi per farlo. Nel frattempo Ue, Usa e Cina sembrano andare in direzione opposta, adottando una legislazione che mira ad arginare i rischi derivanti dall’intelligenza artificiale.

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