Salute e benessere

Farmaci anticoagulanti, arriva il parere dei medici dopo l’allarme dell’Aifa: la nuova nota chiarisce tutto

Una recente nota dell’Aifa relativa alla somministrazione di farmaci anticoagulanti ha suscitato accese polemiche. Ecco gli ultimi sviluppi del “caso”.

Continua a far discutere la nota 101 dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che introduce nuovi criteri per la gestione degli anticoagulanti nei casi di trombembolismo venoso. Alcune società scientifiche del settore, preoccupate per la complessità di gestione della terapia, hanno sollecitato una revisione del documento, che a loro dire contiene anche una serie di errori e imprecisioni. Ma a preoccupare sono soprattutto i potenziali effetti negativi sulla salute dei pazienti affetti da patologie tra le più letali in assoluto.

A gettare un po’ di acqua sul fuoco è Walter Marrocco, medico di famiglia della Federazione di medici di medicina generale (Fimmg) e autorevole esperto di farmaci. A suo dire, non c’è alcuna preoccupazione per la gestione delle terapie anticoagulanti: i pazienti sono seguiti sia sul territorio dai medici di famiglia sia dagli specialisti, che insieme forniscono risposte ai malati e chiedono alle istituzioni di aiutarli nel favorire una maggiore collaborazione. Caso chiuso, dunque?

La verità sulla controversa nota dell’Aifa (e sui suoi rischi)

La nuova sospensione della nota 101, appena prorogata di 4 mesi, è secondo Marrocco sicuramente un fatto positivo, ma solo se si saprà sfruttare questa parentesi per rivedere i criteri e semplificare l’accesso a questi medicinali. Il medico ritiene che sarebbe auspicabile archiviarla, o quanto meno riformarla in profondità, perché possa essere realmente utile e applicabile.

Come accennato, si tratta di farmaci utilizzati per il trattamento di patologie molto importanti, potenzialmente pericolose per la salute e addirittura per la vita: la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare possono portare a disabilità o addirittura decessi. Prima ancora che di farmaci, in questi casi si deve parlare di percorsi diagnostici complessi, per i quali tra l’altro non vi sono neppure delle linee guide univoche a livello internazionale.

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I medici di famiglia continueranno a usare i farmaci per il trattamento della fibrillazione atriale non valvolare. (Biopianeta.it)

Per il momento, dunque, i medici di famiglia continueranno a usare i farmaci per il trattamento della fibrillazione atriale non valvolare, lasciando allo specialista gli altri ambiti. Quanto alla gestione delle trombosi venose profonde e dell’embolia polmonare, secondo Marrocco la medicina generale può anche farsene carico, purché vi sia a monte una corretta formazione, informazione e condivisione, affinché sia garantita al paziente la massima efficacia del trattamento.

Non basta una nota per disciplinare un percorso così delicato: serve una condivisione anche organizzativa tra i diversi attori, in modo che ci sia omogeneità in merito alle competenze diagnostiche terapeutiche tra centri anti-trombosi, strutture ospedaliere, specialisti di settore, medici di medicina generale. Solo così diagnosi e terapia potranno essere fatte al meglio.

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