Non possiamo pensare di trattare gli animali come degli esseri inferiori a noi. La maggior parte di questi calca il suolo terrestre da molto prima della comparsa dei nostri antenati, e pensare che una specie si possa estinguere per colpa nostra dovrebbe farci rabbrividire.

Tutto ciò non è un’ipotesi, ma purtroppo è fin troppo reale. I cambiamenti climatici non inficiano esclusivamente sulla vita di chi li ha provocati, cioè l’uomo. Viene scalfito infatti l’habitat di una serie innumerevole di specie, che si trova a dover fare i conti con una realtà amara. Quando ci accorgiamo in tempo di questi scempi, cerchiamo di “rimediare il rimediabile”, adottando soluzioni di conservazione e favorendo il ripopolamento.

Finalmente un sorriso

Martedì scorso si è celebrata la “giornata mondiale del rinoceronte“, e questa volta, finalmente, c’era qualcosa da festeggiare. I dati forniti dalla International Rhino Foundation infatti, per la prima volta dopo anni, hanno consegnato un feedback positivo. Nella sua versione più in pericolo, cioè quella nera (Diceros bicornis) si è rilevato il miglioramento più significativo.

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Questi ultimi infatti hanno visto un aumento di 130 unità nell’ultimo anno. C’è da dire che, anche in questo caso, il lockdown ha dato una discreta mano. Il tasso di crescita della popolazione nei primi mesi del 2020 infatti si è attestato al 13,8%, lontanissimo (in chiave positiva) rispetto alle medie degli ultimi anni.

Anche per quanto riguarda il rinoceronte bianco i numeri riescono a regalarci un sorriso. Se in questo caso il ripopolamento non sembra particolarmente sopra la media, c’è un altro evento da segnalare. Sono diminuiti infatti in maniera drastica gli episodi di bracconaggio, soprattutto per quanto riguarda le bestie che risiedono libere nelle savane africane. Ogni tanto, una buona notizia dal mondo della natura.