I cambiamenti climatici sono ormai una realtà che abbiamo imparato a conoscere. Questa consapevolezza però deve spingerci al tentativo di cambiare la realtà in cui viviamo e no ad assecondarla. I moniti ambientalisti non hanno fine, mentre il mondo continua imperterrito a vivere come se nulla fosse.

A pagarne le conseguenze siamo proprio noi, o meglio i nostri figli e nipoti. I nostri comportamenti volti al disinteresse rischiano di intaccare la realtà che le generazioni future affronteranno tra qualche decennio. Il mondo animale e quello delle piante, rispetto a questi eventi, non hanno nessuna colpa. Eppure i primi, se non dotati della possibilità di migrare in habitat migliori, rischiano l’estinzione.

Felice di stare lassù

Per compiere una migrazione occorrono una serie di fattori: primo fra tutti sicuramente la possibilità fisica di uno spostamento importante. Un orso polare all’equatore sopravvivrebbe poche ore, ma il problema sta proprio nella possibilità che ha quest’ultimo del compiere un trasloco del genere.

--pubblicità--

Le farfalle invece godono di questa potenzialità, e volano costantemente alla ricerca di un luogo che possa ospitarle in condizioni di vita ragionevoli. Questo processo comporta inevitabilmente una modifica delle proprie abitudini, soprattutto in riferimento alla “dieta“.

Una ricerca condotta dall’University of Aberdeen e pubblicata su Nature Ecology & Evolution mette in luce proprio questo particolarissimo processo. Il monito lanciato è sconcertante: la medesima necessità prima o poi colpirà anche la specie umana. Le farfalle e le falene tendono sempre di più a raggiungere latitudini maggiori per sfuggire al caldo snervante.

Questo processo potenzialmente implica un cambiamento della dieta, che inficerà sull’agricoltura di stampo umano. Insomma, un cane che si morde la coda, che però rischia di far pagare il prezzo più caro alla nostra specie.