Come potrete notare, in maniera ampiamente prevedibile, tutti i media sono concentrati sulla questione Coronavirus. Ogni sito o canale televisivo offre un servizio di informazione relativamente a questo nuovo argomento al quale siamo inevitabilmente tutti interessati. In questo non siamo cambiati di una virgola: la speculazione mediatica rimane sempre all’ordine del giorno.

Soprattutto trattandosi di una tematica relativa alla salute dell’intera popolazione mondiale, la parola sull’argomento dovrebbe averla solo chi è veramente in grado di fornire spiegazioni scientifiche. Non è un caso infatti che gli stessi governi centrali, come quello italiano, si siano affidati a team composti da persone con qualifiche accademiche di tutto rispetto. Mai come in questo caso dobbiamo affidarci a loro.

Scoperta importante

Quando parliamo di speculazione ci riferiamo a tutti coloro che prendono per vere delle teorizzazioni che non hanno nessuna validazione riconosciuta. In un momento del genere l’esposizione alle notizie è tanta, e delle affermazioni errate potrebbero fuorviare tantissime persone.

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La scienza è al lavoro su moltissimi fronti, compreso quello del capire le implicazioni e le correlazioni effettive che esistono tra contagio ed inquinamento ambientale. Lo scorso mese abbiamo avuto modo di leggere un “position paper” dal titolo “Valutazione della potenziale relazione tra l’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell’epidemia da Covid-19“. Questo, dopo alcune verifiche, è stato sottoscritto dalla Società Italiana di Medicina Ambientale.

“Le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sul particolato provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo”

Con queste parole, uno degli scienziati coinvolti scioglie ogni dubbio. Non si tratta di pura e semplice speculazione: il virus viaggia nell’aria attraverso le polveri sottili. Un motivo in più dunque per modificare le nostre abitudini quando riprenderemo a vivere “normalmente”. Con la speranza che l’ambiente, così come la sanità, diventino seriamente una priorità comune.