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L’Australia: S.O.S barriera corallina

Lucrezia Bellisario 31 Ottobre 2019
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In Australia, negli ultimi anni, si sta verificando un fenomeno naturale di una portata senza precedenti a danno della barriera corallina. Il problema è che la maggior parte dei coralli, che si estendono per 2300 km al largo della costa nordest dell’Australia, non sono riusciti a superare indenni le temperature raggiunte dall’acqua di mare che ha causato, sin dal 2016, lo sbiancamento dei coralli e portato alla morte quasi un terzo della grande barriera.

 

Solo il 10% dei coralli, quelli più forti, è sfuggito agli effetti del riscaldamento estremo. Per questo l’aspetto della barriera corallina probabilmente non sarà più lo stesso, anche se l’uomo dovesse riuscire nell’intento di mitigare gli effetti del riscaldamento globale, riducendo le emissioni di gas serra.

 

Inoltre, la barriera, patrimonio mondiale Unesco, è stata attaccata dalle alghe infestanti che la soffocano. Per questo si è deciso di impiantare milioni di ‘baby’ coralli, dispiegati in una guerra subacquea.

A metterla in atto sono i ricercatori della Southern Cross University, della James Cook University e dell’Australian Institute of Marine Sciences che hanno preso di mira 5 località al largo della località turistica di Magnetic Island.

La cattiva qualità dell’acqua, lo smaltimento in mare di materiali di dragaggio, le crescenti concentrazioni di nutrienti ed i recenti eventi di sbiancamento di cui sopra hanno, infatti, permesso in molte aree, alle alghe di prosperare. Con l’aiuto di ‘cittadini scienziati’, le alghe sono state rimosse, ‘diserbando’ di fatto i fondali attorno all’isola. Sui banchi appena ripuliti sono state poi trapiantate circa 2,8 milioni di larve di coralli.

I risultati dovrebbero essere chiaramente visibili nei prossimi 6-9 mesi.

 

 

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