Il caldo rende meno intelligenti e più distratti

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Il caldo rende meno intelligenti e più distratti: lo studio

Errori, distrazioni, dimenticanze: se sono frequenti in questi giorni di gran caldo, è normale. Secondo uno studio infatti, il caldo eccessivo limita le nostre abilità cognitive al punto da renderci… più stupidi e meno reattivi del solito

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di Harvard e pubblicato sulla rivista Plos Medicine, il caldo eccessivo altera le abilità cognitive e intellettive al punto da sembrare tutti… più stupidi e meno reattivi. Lo studio è stato avviato a partire dal caldo particolarmente torrido dell’estate del 2016 per comprendere se e quale ci fosse un’influenza delle temperature alte rispetto alle capacità cognitive delle persone, anche quelle giovani e in salute.

Lo studio si è così concentrato su quelle persone che solitamente non sono considerate a rischio per le alte temperature. L’analisi è stata condotta su 44 volontari divisi in due edifici, uno moderno con aria condizionata, l’altro senza e molto più datato. Per dodici giorni i volontari hanno dovuto risolvere due test al risveglio, formati da problemi matematici e quesiti di identificazione di parole e colori. Nei giorni più caldi è emerso che i volontari con l’aria condizionata erano più veloci e attenti e commettevano meno errori nel completare i test; al contrario quelli che dormivano senza aria condizionata commettevano più errori in matematica ed erano più lenti nei test con i colori.

I risultati, tutt’altro che trascurabili, devono secondo gli studiosi accendere un campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici che possono avere risvolti inaspettati sulla popolazione: le ripercussioni, come dimostra lo studio, ci sono non solo sulle fasce più deboli come bambini e anziani, ma su tutta la popolazione in generale, andando a influenzare in modo negativo il livello culturale, la produttività sul posto di lavoro, la reattività e quindi la sicurezza. Dati che per questo vanno monitorati e approfonditi.

Photo credit: Pixabay.it