Piatti e posate di plastica: quali sono le alternative biologiche

La plastica ha mille vantaggi, ma il suo impatto sull’ambiente è notevole: quali sono le alternative bio a piatti e posate usa e getta

La plastica è il materiale presente nella percentuale maggiore nelle nostre vite, e allo stesso tempo quello che ha un impatto maggiore sull’ambiente: un oggetto di questo materiale impiega dai cento ai mille anni per degradarsi. Numerosi sono i decreti europei per disincentivarne l’uso (l’Ue ha annunciato una tassa sulla plastica), ma il vero problema sta nel trovare alternative valide per ogni oggetto in cui la plastica è presente: un esempio su tutti, piatti e posate di plastica.

Le stoviglie di plastica tradizionali possono sì essere riciclate, ma con grande consumo di energia per trasporto e lavorazione, e quindi produzione di CO2 e alto livello di inquinamento. Le alternative ecologiche ci sono: si tratta spesso di piatti e bicchieri di carta biodegradabili, che si decompongono al 90 per cento entro sei mesi; esistono poi stoviglie in materiali compostabili, che si decompongono in meno di tre mesi, e vanno differenziate con i rifiuti organici.

--pubblicità--

Quest’ultima tipologia è composta dalla Mater-bi, la bioplastica brevettata in Italia dalla Novamont e conosciuta per i sacchetti riciclabili recentemente diventati obbligatori (non senza polemiche) e a pagamento nei supermercati. Si tratta di un materiale ricavato da componenti vegetali  come cellulosa e amidi: i bicchieri sono realizzati con un polimero derivato dal mais, mentre i piatti sono fatti in polpa di cellulosa, ricavata dalle fibre di piante a ricrescita veloce, come la canna da zucchero. Perfetta negli intenti bio, ha però un difetto: il prezzo. Una confezione da cinquanta bicchieri di plastica costa in media 1 euro e 20 centesimi: i compostabili possono arrivare a dieci volte tanto. Cinquanta piatti bio arrivano a costare 14 euro contro i 4 medi di quelli in plastica; dieci euro un set di posate in Mater-Bi da 150 pezzi rispetto ai sette tradizionali: la strada per la sostituzione del materiale è ancora lunga.

Photo credit: Pixabay.it