È boom di commercio illegale dell’avorio in Vietnam, dove, dal 2008 al 2015, le vendite sono salite di 6 volte e dove la produzione di oggetti in avorio è aumentata più rapidamente che in tutti gli altri paesi asiatici.

 

La lavorazione dell’avorio, una attività redditizia per gli artigiani vietnamiti

I ricercatori Lucy Vigne e Esmond Martin, nel rapporto presentato da “Save the Elephants”, un ente benefico ufficiale del Regno Unito con sede a Nairobi, hanno esaminato le rotte commerciali dell’avorio, i negozi, i villaggi e gli artigiani del Vietnam e hanno scoperto che la quantità maggiore di avorio nel paese proviene dall’Africa, dalle zanne degli elefanti africani, messi sempre più a rischio di sopravvivenza. Nessun altro paese è più attivo in entrambe le attività illegali: l’importazione di zanne e l’esportazione dei prodotti finiti in avorio. In totale, 242 punti vendita con 16.099 1879a09d-7c8e-4828-9dc0-7a18fda86305oggetti in avorio in esposizione disponibili per la vendita al dettaglio sono stati trovati in Ho Chi Minh City, nella città di Buon Ma Thuot, ad Hanoi e nei villaggi circostanti. Questo numero, se paragonato ai 2.444 elementi contati in un rapporto pubblicato nel 2008, dimostra la crescita esponenziale e davvero preoccupante di questo business illegale. Ancora altri numeri per capire meglio l’entità del fenomeno: a differenza di altre nazioni esaminate, il numero di artigiani dell’avorio in Vietnam è aumentato almeno di 10 volte dal 2008, con 79 intagliatori presi in esame nello studio di Save the Elephants. Anche se il lavoro con l’avorio fa guadagnare agli artigiani, in Vietnam, solo 200-400 dollari americani al mese (poco rispetto al range di guadagno di un artigiano cinese, che, sempre al mese, può arrivare a raggiungere tra gli 875 e i 2.000 dollari americani), tale tipo di attività è vista decisamente come redditizia. Il cambiamento principale che ha causato l’aumento esponenziale del commercio illegale si può identificare nell’espansione delle vendite nei villaggi a sud di Hanoi. “Un aumento del numero di turisti asiatici nell’area di Central Highlands della città di Buon Ma Thuot, per esempio, ha fatto salire la domanda causando il fiorire delle attività legate all’avorio in quanto offrono un modo relativamente rapido per fare soldi”, ha spiegato Lucy Vigne. Negli ultimi anni in realtà in tutta l’Asia, a partire dalla Cina, si è fatto molto per contrastare il commercio illegale di avorio ma purtroppo ci sono sempre leggine o commi che permettono ai disonesti di trovare il cammino per scampare alla legalità. Proprio in Vietnam, ad esempio, una disposizione presente nel divieto di commercio di avorio permette al materiale lavorato prima del 1992 di essere scambiato legalmente all’interno del paese. È chiaro dunque come possa rivelarsi semplice per commercianti poco onesti far passare per antico il proprio avorio, a volte, addirittura, arrivando a falsificare i certificati che accompagnano i manufatti per certificarne provenienza e datazione. L’avorio grezzo di contrabbando viene illegalmente e rapidamente trasformato in grandi quantità di braccialetti, perline e altri pezzi di gioielleria che possono essere trasportati facilmente. Il basso livello dei costi di manodopera e di produzione (gli artigiani dell’avorio guadagnano in media 260 dollari al mese) fa in modo che gli oggetti finali in avorio siano decisamente più economici in Vietnam, rendendoli più attraenti per i cinesi. Infatti, tre quarti degli acquirenti provengono dalla Cina continentale.

 

Per gli elefanti africani è vicino il rischio di estinzione 

La mancanza di inasprimento nelle leggi e soprattutto di attuazione reale dei provvedimenti esistenti, secondo i due autori del rapporto preso in esame, sia da parte vietnamita che da quella cinese, ha permesso al commercio illegale di avorio di prosperare e ai bracconieri di perpetrare, indisturbati e senza sosta, l’uccisione criminale di elefanti in Africa. In particolare, il governo vietnamita ha fatto poco o nulla per contrastare la vendita online di prodotti in avorio e lo cyber-traffico delle zanne. È sempre Save the Elephants ad offrire i numeri impressionanti della carneficina degli elefanti africani: in Kenya, infatti, il numero degli elefanti è in costante diminuzione, da 30mila esemplari nel 2010 a 25mila nel 2013, e anche in Tanzania la situazione si fa sempre più preoccupante. Proprio a causa di questi numeri sono ben 29 i Paesi africani, facenti parte della African Elephant Coalition, che hanno chiesto il bando del commercio illegale dell’avorio, soprattutto tenendo in considerazione la fosca previsione che vede l’estinzione degli elefanti africani entro il 2040 se non ci sarà un necessario quanto urgente cambio di rotta. Solo tra il 2010 e il 2012 sono stati infatti uccisi oltre 100mila elefanti e la popolazione è diminuita del 61% nell’arco di 33 anni. Ad oggi restano meno di mezzo milione di elefanti africani. In discussione è addirittura il commercio legale dell’avorio, che è causa di uccisioni importanti di elefanti ed è spesso volano del commercio illegale: tra il 2008 e il 2012 sono infatti usciti legalmente dai paesi africani 7.751 trofei di elefanti, 15.876 zanne, 161.407 chili di avorio. Per mettere fine a questo commercio 27 paesi africani chiedono di vietare in modo totale il commercio di avorio, anche quello considerato legale.  ef3ce912-ab38-40f5-8cf4-d199722d6320Caso UE: la Commissione Europea non si schiera con gli elefanti africani Alcuni Paesi hanno preso una netta posizione contro il commercio dell’avorio e la carneficina degli elefanti africani, primi fra tutti gli Stati Uniti, che già nel 2015 hanno varato il bando dell’avorio facendo pochissime eccezioni (oggetti antichi, trofei di caccia sportiva e un uso limitato negli strumenti musicali). Anche la Cina, nonostante sia il maggiore mercato mondiale di avorio, ne ha vietato l’import e ha deciso di chiudere anche il mercato interno nell’arco del 2016. La posizione più ambigua è invece quella dell’Unione Europea, che sarà chiamata nel 2017 a riesaminare il bando totale dell’avorio in scadenza. Come spiega Ilaria Di Silvestre, dell’Eurogroup for animals, “la Commissione ha mandato al Consiglio una nota in cui consiglia di non supportare il passaggio di tutti gli elefanti africani nell’annesso 1 della Cites (Convention on International Trade in International Species), cioè nel gruppo di specie protette nella maniera più rigorosa, con il divieto del commercio degli animali vivi o di loro parti. Ma la parola sta agli Stati membri e noi speriamo che alla fine l’Europa non decida di schierarsi contro l’Africa”. Più precisamente, l’Europa si oppone all’etichettatura della popolazione di elefanti del Botswana, di Namibia, Sudafrica e Zimbabwe come “specie in via di estinzione”, in riferimento alla definizione utilizzata da CITES, che comporterebbe la messa fuori legge in modo globale del commercio internazionale di avorio per tutti gli elefanti in tutto il continente. Questo perché la popolazione di elefanti in questi paesi è in aumento negli ultimi anni, quindi, secondo la Commissione Europea, non è ammissibile il loro inserimento nel profilo appunto di specie in via di estinzione. Questa posizione viene presa nonostante la stessa UE abbia preso atto come tra il 2011 e il 2014 siano entrati in Europa ben 4.500 articoli di avorio illegale, spesso accompagnati da certificati falsi. Un rapporto del 2014 della stessa Commissione Europea metteva in guardia proprio dalla contraffazione dei certificati sostenendo che “ci sono senza dubbio casi di documenti falsi in circolazione all’interno della UE, ed è possibile che i certificati commerciali dell’Unione europea, falsificati o contraffatti, vengano poi utilizzati come base per realizzare certificazione che consentano la riesportazione dei prodotti in avorio illegali”. Alcuni Stati membri, comunque, hanno deciso di andare contro il parere della Commissione. Primo fra tutti la Francia che, per bocca di Ségolène Royal, ministro francese dell’Ecologia, ha annunciato il divieto completo del commercio di avorio sul suolo francese. Scegliendo dunque di lavorare fianco a fianco con gli Stati africani nella lotta contro il bracconaggio, presto sarà impossibile vendere o comprare avorio ovunque in Francia.