Curiosità

RUSSIA, 300 FOCHE PROTETTE HANNO PERSO LA VITA NEL MAR CASPIO: TRA LE CAUSE ANCHE L’INQUINAMENTO

Questo 2020 sembra volerci regalare ben poche gioie. Una retorica fatalista però rischia come sempre di mettere in ombra i reali motivi della crisi che il nostro Pianeta e noi tutti stiamo attraversando. Se per quanto riguarda la pandemia abbiamo una colpa relativa come quella di non esserci fatti trovare preparati, rispetto a moltissimi altri eventi le azioni umane costituiscono una vera e propria causa. Siamo costretti dunque a raccontarvi una storia triste come quella delle 300 foche trovate morte sulle rive del Mar Caspio, in Russia.

Le cause di questa tragedia sono molteplici e tutte, rigorosamente, attribuibili al disinteresse e alla superficialità della nostra specie.

Una vera strage

Il ritrovamento è avvenuto pochi giorni fa sulle sponde appartenenti alla regione del Daghestan, la più meridionale di tutta la Federazione Russa. Centinaia di foche morte sono state trovate spiaggiate come nel peggior film dell’orrore. Come detto sono in corso delle indagini accurate, ma le cause sembrano essere evidenti.

Anzitutto, l’inquinamento del Mar Caspio ha raggiunto dei livelli ormai critici. Non è un caso infatti che, simultaneamente alla moria di foche, moltissime tipologie di pesci presenti in questo lago salato stiano incontrando la morte con maggior frequenza. Sostanze tossiche e metalli pesanti sono solo alcune delle peculiarità di queste acque ormai nefaste per la biodiversità della zona.

Osservando il censimento della Pusa Caspica possiamo renderci conto di quanto, negli ultimi anni la situazione sia peggiorata. La popolazione di questo mammifero è diminuita fino al 90% in 100 anni: all’inizio del XX secolo gli esemplari erano circa 1.2 milioni, mentre oggi si arriva a poco più di 70 mila.

Altra causa molto probabile della morte di queste foche è rappresentata dalle reti da pesca abbandonate a largo del Mar Caspio. Esiste inoltre l’ipotesi che sia stato compiuto un gesto di vero e proprio bracconaggio. Insomma, in attesa di un riscontro ufficiale non possiamo fare altro che indignarci di fronte ad un’ecatombe senza precedenti.

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