La realtà derivante dai cambiamenti climatici è qualcosa di vero e tangibile. Sarebbe bello se questi rimanessero nella nostra retorica catastrofista, ma purtroppo così non è. Con il passare degli anni e le notizie non certo incoraggianti che riceviamo ogni giorno, la questione ambientale sembra essere tornata “di moda“.

Utilizziamo questo termine non casualmente. Nella comunicazione odierna infatti, anche se in maniera superficiale, è più che fondamentale esporsi sotto il punto di vista della svolta green. Sorge però spontanea una riflessione: come sono calcolate le riduzioni delle emissioni dalle aziende che le annunciano? La CO2 è parte integrante della nostra atmosfera: tanto necessaria quanto deleteria in quantitativi spropositati.

L’abito fa il monaco

Effettivamente, ogni cittadino può ritenersi parte integrante di una marchingegno che sembra essersi rovinato. Almeno questo è quello che tendiamo a credere finché i numeri non ci vengono in soccorso. Nel quinquennio analizzato da una ricerca condotta da esperti dell’University College di Londra e della Tianjin University (2011-2016), l’impatto delle multinazionali sull’anidride carbonica presente sulla Terra è per circa il 20%.

--pubblicità--

C’è un trucco, e non è nemmeno troppo nascosto: le grandi aziende che investono in tutto il Pianeta lo conoscono bene, e tentano di convincerci che le azioni intraprese siano molto più volte all’ecologia di quanto la realtà effettivamente dimostri. La ricerca è apparsa su Nature Climate Change, ed è realmente illuminante.

Non costituisce un grande sforzo infatti calcolare l’emissione prodotta nel paese in cui questa avviene effettivamente. Ciò genera una diaspora di numeri, che facilmente possono essere interpretati come una riduzione importante nel paese in cui la multinazionale ha sede. Inficiare sui paesi in via di sviluppo per apparire migliori in patria: fa abbastanza riflettere.