Parigi è senza il minimo dubbio una delle città più amate dall’intera popolazione mondiale. Nonostante la capitale francese sia stata teatro di moltissimi avvenimenti tristi negli ultimi anni, rimane comunque una delle tappe più amate dai turisti provenienti da ogni parte del Pianeta.

D’altronde come biasimarli, ci troviamo di fronte ad uno degli agglomerati urbani più interessanti che esistano. La concentrazione di opere d’arte, scorci, musei ed aree verdi nella sola zona centrale fa invidia alla maggior parte delle capitali mondiali. Come spesso accade in territorio europeo, dove la religione cattolica ha piantato i propri pilastri, a Parigi è possibile trovare delle chiese monumentali e bellissime.

Simbolo e protesta

La più famosa di queste è certamente la cattedrale di Notre Dame, situata nella zona dell’ Île de la Cité, una delle due isole fluviali che sorgono nel percorso della Senna. Questa chiesa, oltre che per la sua bellezza architettonica ed artistica oggettiva, è famosa per essere al centro di moltissime rappresentazioni.

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Una di queste è certamente “Il gobbo di Notre Dame” (1996) prodotto dalla Disney. Più recentemente invece fa da sfondo allo spettacolo musicale “Notre Dame de Paris”. Poco più di un anno fa, un incendio colposo ha provocato ingenti danni al tetto della struttura. I lavori di restaurazione sono partiti pochi mesi dopo, e la speranza è che ritorni il prima possibile a splendere.

Nel frattempo, nelle scorse giornate, Greenpeace ha approfittato dei riflettori puntati sulla cattedrale per lanciare un messaggio di sensibilizzazione verso i cambiamenti climatici. Sono stati infatti esposti due striscioni sulla gru con scritto: “agire subito, non c’è più tempo” e “Macron, Clima, Notre-Drame“.

Ecco un piccolo estratto dal comunicato rilasciato dall’Ong:

“Con questa azione, Greenpeace si rivolge direttamente a Emmanuel Macron per denunciare il suo immobilismo sul tema dei cambiamenti climatici”. Dall’inizio del suo mandato ha fatto molti grandi discorsi sull’ecologia, ma è ancora restio a perseguire una politica che sia veramente commisurata all’emergenza climatica. L’ultimo rimpasto di governo è un’ulteriore prova della mancanza di ambizione del presidente sul fronte ambientale”