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Mare Monstrum, le coste italiane mangiate dal cemento

Redazione 7 Luglio 2016
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L’Italia ha forse il mare più bello del mondo. Circondata da Adriatico, Ionio e Tirreno, il nostro Paese potrebbe far fruttare questo immenso tesoro naturale e invece rischia di buttarlo via. Purtroppo l’avidità di certa imprenditoria sembra non conoscere né valutare forme d’arte e, ad oggi, degli oltre 7mila chilometri di coste italiane con bellezze storiche, ambientali, geomorfologiche, ben il 51% è stato cementificato, una situazione che peggiora di anno in anno, di 25 metri al giorno e di otto chilometri ogni 365 giorni. Così, palazzi, alberghi e ville sono ormai soprattutto negli ultimi decenni i protagonisti delle nostre coste. 3654490d-4876-417c-86ff-5b2c67c3ab10 A rendere la situazione ancora più drammatica c’è la naturale erosione delle nostre spiagge, attualmente in espansione. L’istantanea è stata scattata dal rapporto “Ambiente Italia” 2016 di Legambiente, che ha raccontato come le coste del nostro Paese di preparano all’estate. Cemento, erosione costiera, mala depurazione e beach litter (rifiuti marini, plastiche galleggianti), a cui si aggiungono gli impatti dei cambiamenti climatici che rendono ancora “più fragili le coste”, sono tra gli agenti principali del male dei nostri mari. Recenti dati hanno inoltre spiegato che sono sempre più i reati commessi ai danni del mare, circa 14mila ogni anno: traducendo questo dato in cifre giornaliere, ogni giorno ci sono almeno quaranta infrazioni che riguardano le nostre coste, ovvero due ogni chilometri.


L’analisi di Legambiente

Abbattere gli ecomostri, strutture inutili, pericolose, che rappresentano l’emblema dello sperpero di denaro pubblico e dell’aggressione del cemento alle coste: non può esistere altra possibilità per il futuro. Tra consumo di suolo ed erosione, Legambiente ha preso in esame 6.500 chilometri di costa, da Ventimiglia a Trieste e le due isole maggiori. Di questi 3.300 chilometri sono stati trasformati in modo irreversibile (720 chilometri sono occupati da industrie, porti e infrastrutture, 920 colonizzati da centri urbani), e su quasi 1.700 chilometri ci sono ville e villette (il 25% della linea di costa). E la cifra, senza un cambio delle politiche, è destinata a crescere: negli ultimi decenni al ritmo di otto chilometri all’anno, più della metà dei paesaggi costieri sono stati letteralmente “mangiati” da palazzi, alberghi e ville. Non solo cemento: un terzo delle spiagge è interessato da fenomeni erosivi in espansione; 14.542 sono le infrazioni accertate nel corso del 2014 tra reati inerenti al mare e alla costa in Italia, c46e0d4f-e7fd-4c5a-97b6-db7c86154a3aquaranta al giorno, due ogni chilometro. Il cemento abusivo è spesso abitato, e questo complica ulteriormente il corso di sequestri e demolizioni. Per di più, lungo le coste italiane, si prosegue a costruire illegalmente. Proseguono, certo, anche i controlli, come testimoniano gli oltre mille sequestri dello scorso anno e le tante persone denunciate o arrestate. Ma a volte non si fa in tempo ad abbattere un abuso che rischia di spuntarne un altro. Tra le regioni, la Sicilia ha il primato assoluto di chilometri di costa caratterizzati da urbanizzazione meno densa ma diffusa (350 chilometri), seguita da Calabria e Puglia; la Sardegna è invece la regione più virtuosa per quantità di paesaggi naturali e agricoli ancora integri. Tra le regioni più devastate la Sicilia con 65 chilometri, il Lazio con 41 e la Campania con 29. Nelle aree costiere, secondo i dai Istat, nel decennio 2001-2011 sono sorti 18mila nuovi edifici. A emergere dal rapporto è anche un’aggravante che si va ad aggiungere alle tante criticità: quella dei cambiamenti climatici «con impatti significativi sugli ecosistemi, sulla linea di costa e sulle aree urbane», sottolinea Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Una sfida, aggiunge, che «deve portare a una nuova e più incisiva visione degli interventi. Occorre rafforzare la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici e spingere verso la riqualificazione e valorizzazione diffusa del patrimonio costiero».

 

Anche i cambiamenti climatici minacciano il nostro mare

Le ragioni della fragilità delle aree costiere italiane risiedono soprattutto in problemi idrogeologici e nelle conseguenze di urbanizzazioni, sia legali che abusive. A questo si aggiungono fenomeni meteorologici come temporali, alluvioni e esondazioni che si stanno ripetendo con nuova intensità e frequenza. I cambiamenti climatici insomma rendono i nostri territori costieri più fragili e mettono in pericolo le persone, insieme al fenomeno dell’innalzamento dei mari. Tra le minacce, l’erosione costiera: oggi più di un terzo delle nostre spiagge è in erosione e il futuro sembra ancora più arduo per l’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi dei fenomeni climatici estremi. In molti casi si è intervenuti con la costruzione di scogliere aderenti alla costa che hanno, di fatto, solo spostato99039ecc-c368-4c87-a22d-c9bf3babecd1 il problema, col risultato che oggi abbiamo interi tratti di costa coperti da scogliere artificiali, che non permettendo il ricambio idrico e la sedimentazione delle sabbie, contribuiscono al progressivo abbassamento dei fondali e ai possibili crolli. La tecnica del ripascimento dei litorali è più efficace ma anche più costosa. «Per il futuro delle aree costiere – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – abbiamo la possibilità di ispirarci e scegliere un modello che si è già rivelato di successo. Quello delle aree protette e dei territori che hanno scelto di puntare su uno sviluppo qualitativo e che stanno vedendo i frutti positivi anche in termini di crescita del turismo». In Italia ci sono 32 aree protette nazionali con misure di tutela a mare (pari a oltre due milioni e 800mila ettari di superficie protetta a mare), 27 aree marine protette (o riserve marine), due parchi marini sommersi, due perimetrazioni a mare nei parchi nazionali e un santuario internazionale per la tutela dei mammiferi marini. Inoltre oggi sono individuate ben 54 aree marine di reperimento dove istituire riserve marine. «Approvare al più presto la legge sugli abbattimenti degli ecomostri, che giace in Parlamento dal 2012, è una priorità per il nostro Paese – dice ancora la Muroni -. Abbiamo vinto tante battaglie contro gli oltraggi al nostro prezioso patrimonio ambientale, a partire dalla nuova legge sugli ecoreati, ma molto resta ancora da fare sia contro il cemento e gli abusi edilizi che rovinano irreparabilmente la bellezza delle nostre coste».

Tags: Crisi climatica Legambiente Mari

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