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Come Greenpeace ferma la pesca distruttiva: il trucco dei massi nel Mare del Nord

Greenpeace ha gettato massi nel Mare del Nord per impedire la pesca a strascico e proteggere un'area marina. Scopri come l'azione diretta tutela le focene e gli ecosistem
Redazione Bio Pianeta 3 Novembre 2026
Greenpeace blocca la pesca a strascico nel Mare del Nord con barriere di massi

Greenpeace ha gettato massi nel Mare del Nord per impedire la pesca a strascico e proteggere un'area marina. Scopri come l'azione diretta tutela le focene e gli ecosistem

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Quando si parla di proteggere il mare, le parole da sole raramente bastano. Greenpeace lo sa bene, e di tanto in tanto sceglie l’azione diretta per rendere concreto ciò che i documenti ufficiali non riescono a garantire. È quello che ha fatto nel Mare del Nord, dove l’organizzazione ambientalista ha calato sul fondale una serie di grandi massi con l’obiettivo di rendere fisicamente impossibile la pesca a strascico all’interno di un’area marina protetta. Un gesto simbolico e pratico al tempo stesso, che ha riacceso il dibattito globale su uno dei metodi di pesca più controversi oggi in uso.

Cosa si intende per pesca a strascico e perché è così problematica

La bottom trawling, o pesca a strascico di fondo, consiste nel trascinare pesanti reti lungo il fondale marino per raccogliere pesci, crostacei e molluschi. Il problema è che quelle reti non selezionano: rastrellano tutto ciò che incontrano, dai coralli alle spugne marine, dalle uova deposte sul fondo alle specie non commerciali che finiscono poi scartate come bycatch. Il fondale, che è un ecosistema vivo e complesso, viene letteralmente arato.

Greenpeace definisce la pesca a strascico tra le attività più distruttive consentite nei mari italiani e in altri bacini europei. Non è un’esagerazione: gli esperti di ecologia marina concordano da decenni sul fatto che questa tecnica compromette la struttura fisica del fondale e riduce drasticamente la biodiversità in tempi molto più rapidi di quanto i cicli naturali possano compensare. Le aree marine protette nascono proprio per creare zone franche dove gli ecosistemi possano riprendersi — ma una protezione nominale, senza strumenti di controllo efficaci, rischia di restare lettera morta.

L’azione di Greenpeace nel Mare del Nord: massi come barriera fisica

L’operazione condotta da Greenpeace UK nel Mare del Nord ha puntato su un approccio radicalmente diverso dalla denuncia pubblica: creare un ostacolo fisico che le reti da pesca a strascico non possano superare. L’organizzazione ha fatto calare sul fondale una serie di grandi massi di granito, posizionati in modo da formare una barriera irregolare che intralcia il passaggio dei pescherecci industriali.

Secondo quanto riportato da Greenpeace UK, la barriera coprirebbe una superficie di circa 116 chilometri quadrati e impedirebbe l’accesso ai grandi natanti da pesca all’interno dell’area interessata. È una cifra significativa: 116 km² rappresentano uno spazio paragonabile a una città di medie dimensioni, restituito al mare senza motori né reti. Va precisato che la data esatta dell’azione non è stata confermata da fonti indipendenti verificabili, e che alcuni dettagli operativi — come il numero preciso di imbarcazioni coinvolte o il nome specifico dell’area marina protetta — non sono stati resi pubblici in modo ufficiale al momento della stesura di questo articolo.

→ Leggi anche: Traghetti più lenti per salvare le balene: il trucco che funziona nel Mediterraneo

L’idea di fondo è semplice quanto efficace: se una rete da strascico incontra un masso sul fondale, si danneggia o si blocca. I pescatori industriali, per ragioni economiche, eviteranno quell’area. Il risultato pratico è una protezione reale, non solo amministrativa.

Le aree marine protette: protezione sulla carta o nella realtà?

Il nodo centrale di questa vicenda non riguarda solo il Mare del Nord. Riguarda il significato stesso di area marina protetta. In tutta Europa — e in modo particolarmente acuto nel Mediterraneo — esiste un divario enorme tra la protezione formale di un’area e la sua protezione effettiva. Greenpeace ha documentato in più occasioni come la pesca a strascico continui ad avvenire all’interno di aree teoricamente tutelate, spesso in assenza di controlli adeguati o di sanzioni realmente dissuasive.

Indagini condotte dall’organizzazione in acque italiane hanno rilevato attività di pesca a strascico e sversamenti illegali in diversi siti marini protetti, evidenziando come la sola designazione legale di un’area non sia sufficiente a garantirne la salvaguardia. Questo contesto rende l’azione nel Mare del Nord ancora più comprensibile: quando i meccanismi istituzionali non funzionano, alcuni attivisti scelgono di costruire letteralmente le proprie barriere.

La questione è complessa anche dal punto di vista giuridico. Calare massi in acque internazionali o in zone di pesca regolamentate può configurare violazioni di normative marittime, e le autorità di diversi paesi hanno contestato operazioni simili in passato. Greenpeace ha sempre risposto che la distruzione sistematica degli ecosistemi marini rappresenta essa stessa una violazione — di trattati ambientali, di impegni climatici, del diritto delle generazioni future a un oceano vitale.

Il ruolo delle focene e della fauna marina vulnerabile

Tra le motivazioni che spingono alla tutela del Mare del Nord c’è anche la presenza di specie particolarmente vulnerabili, tra cui le focene (Phocoena phocoena), piccoli cetacei che abitano le acque costiere del Nord Atlantico e del Mare del Nord. Questi animali sono sensibili alle perturbazioni del fondale e alle reti da pesca, nelle quali possono rimanere intrappolati accidentalmente.

→ Leggi anche: Una coppia del Norfolk vince tre battaglie legali per salvare la palude di Catfield Fen

Il collegamento tra la riduzione della pesca a strascico e la protezione delle focene è biologicamente plausibile: meno attività di traino sul fondo significa meno disturbo agli habitat bentonici da cui dipende la catena alimentare di questi cetacei, e meno rischio di catture accidentali. Tuttavia, è corretto precisare che i dati specifici sugli effetti di questa particolare azione sulle popolazioni di focene del Mare del Nord non sono ancora disponibili in forma verificata. L’obiettivo dichiarato di tutela della fauna locale rimane, per ora, una prospettiva di lungo periodo più che un risultato documentato.

Cosa possiamo imparare da questa storia come consumatori

Le azioni spettacolari di Greenpeace fanno notizia, ma il cambiamento reale passa anche attraverso le scelte quotidiane di milioni di persone. La pesca a strascico è alimentata dalla domanda: finché il mercato richiede grandi quantità di pesce a basso costo senza chiedersi come è stato catturato, i pescherecci industriali continueranno a rastrellare i fondali.

Alcune cose concrete che puoi fare oggi:

  • Scegli pesce con la certificazione MSC (Marine Stewardship Council), che garantisce pratiche di pesca sostenibile.
  • Preferisci specie locali e di stagione, riducendo la pressione su stock già sovrasfruttati.
  • Chiedi al tuo pescivendolo o al supermercato come è stato catturato il pesce che acquisti: la domanda stessa è già un segnale.
  • Riduci il consumo di specie che vengono pescate quasi esclusivamente con reti a strascico, come alcuni gamberi tropicali di allevamento intensivo.
  • Sostieni le organizzazioni che monitorano e denunciano le violazioni nelle aree marine protette, anche solo condividendo le loro campagne.

Per approfondire la situazione delle aree marine protette in Europa e le campagne in corso, puoi consultare il sito ufficiale di Greenpeace Italia, che aggiorna regolarmente le proprie indagini e iniziative sul tema.

L’azione nel Mare del Nord è un promemoria potente: proteggere il mare non è un problema che riguarda solo i governi o le organizzazioni ambientaliste. Ogni volta che scegliamo con più consapevolezza cosa mettere nel piatto, stiamo partecipando — in modo silenzioso ma reale — alla stessa battaglia che Greenpeace combatte con i massi sul fondale. E questa è una scelta che puoi fare già oggi, al banco del pesce più vicino a casa tua.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: Greenpeace

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