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Studio: il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata

Francesca Perrone 14 Maggio 2023
Aria inquinata

Gruppo di persone con mascherine protettive - BioPianeta

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Secondo un nuovo studio sull’inquinamento ambientale sarebbero circa il 99% della popolazione mondiale a respirare aria inquinata. Su un totale di quasi 8 miliardi di persone, sono appena 79mila a poter respirare aria completamente pulita.

Uno studio che si è soffermato sulle polveri sottili presenti nell’aria avrebbe drammaticamente sentenziato che il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata. La ricerca è stata condotta da un team della Monash Universiy (in Australia) che ha tenuto conto dei dati relativi a tutto il mondo. I risultati testimoniano che solo lo 0,18% della superficie terrestre globale e lo 0,001% della popolazione mondiale sono esposti a livelli di PM2.5 nella media. Ovvero, al di sotto dei livelli di sicurezza raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Quindi, difatti, quasi tutte le persone presenti al mondo sarebbero esposte a rischi tutt’altro che irrilevanti.

Aria inquinata
Gruppo di persone con mascherine protettive – BioPianeta

I dati allarmanti sull’aria che respiriamo

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Lancet Planetary Health, ha fornito una mappa che illustra come i livelli di PM 2.5 nell’ultimo decennio siano notevolmente cambiati in tutto il mondo. I ricercatori si sono serviti di diverse osservazioni tra cui monitoraggio della qualità dell’aria, rilevatori meteorologici e di inquinamento atmosferico satellitari. A questi sono aggiunti metodi statistici e di apprendimento automatico per valutare in maniera più precisa le concentrazioni di PM 2,5 in tutto il mondo. 5446 le centraline monitorate e presenti in 65 paesi. Sistemi di simulazione hanno permesso di rilevare i dati nelle aree non coperte. Uno studio, insomma, che si avvalso dell’utilizzo di strumenti innovativi e di apprendimento automatico per integrare tutte le informazioni.

Nello studio emerge un’importante differenza relativa all’inquinamento ambientale in Europa e Nord America rispetto a Sud America, Asia meridionale, Australia e Nuova Zelanda. Mentre nel primo caso la concentrazione annuale di PM 2,5 e gli alti giorni di esposizione a PM 2,5 sono diminuiti nel corso dei due decenni dello studio (2000-2019) negli altri paesi le esposizioni sono aumentate. Questo probabilmente anche rispetto alle pratiche di restrizioni e normative precise che si sono sviluppate in certi paesi rispetto ad altri.

donna con la mascherina
Donna con mascherina protettiva – BioPianeta

L’importanza di questo studio

Tra gli importanti dati a livello globale si può notare che la media annua di PM 2,5 dal 2000 al 2019 era di 32,8 µg/m 3. Mentre le concentrazioni più elevate di PM 2,5 sono state distribuite nelle regioni dell’Asia orientale e dell’Asia meridionale. A queste fa seguito l’Africa settentrionale. Invece, per quanto riguarda Australia e Nuova Zelanda, altre regioni dell’Oceania e America meridionale si sono registrate le concentrazioni annuali di PM 2,5 più basse. In ogni caso il dato più allarmante è che in base al limite delle linee guida dell’OMS del 2021, solo lo 0,18% della superficie terrestre mondiale e lo 0,001% della popolazione mondiale hanno avuto un’esposizione inferiore a questo limite. Per il resto i dati parlano chiaro.

Come riporta anche il sito GreenMe, in conclusione il professor Yuming Guo, a capo della ricerca, precisa che questo studio: “Fornisce una profonda comprensione dello stato attuale dell’inquinamento atmosferico esterno. E dei suoi impatti sulla salute umana. Con queste informazioni, i responsabili politici, i funzionari della sanità pubblica e i ricercatori possono valutare meglio il breve e lungo termine effetti sulla salute a lungo termine dell’inquinamento atmosferico e sviluppare strategie di mitigazione dell’inquinamento atmosferico“.

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