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PreCop26, concluso l’evento sul clima: “Ognuno chiamato alla propria parte”

Francesca Perrone 3 Ottobre 2021
PreCop26 Milano conclusioni

Aperta il 28 settembre scorso, con Youth4Climate, si è conclusa ufficialmente il 2 ottobre la PreCop26 di Milano; l’evento che anticipa la Cop26 sul clima che si terrà a novembre a Glasgow. Ad un mese dalla conferenza mondiale si prospettano ancora diverse trattative tra gli stati membri. Nell’ultimo biennio, solcato dalla pandemia mondiale, la consapevolezza sulla crisi climatica ha attraversato tutte le nazioni; tuttavia, non tutti i paesi possono far fronte allo stesso modo e con gli stessi mezzi alla situazione, per questo il tempo delle trattative sembra ancora intenso.

Raggiunti i primi accordi è fondamentale tenere presente che la transizione ecologica necessita tempistiche e modalità differenti per ciascuno dei circa 200 paesi al mondo; a partire dai fondi e da una visione di insieme e globale, che dia a tutti le stesse opportunità. Per questo le diverse cariche istituzionali, intervenute in questi giorni, hanno insistito su l’interesse verso l’ambiente, ma anche al livello sociale.

Più fondi perduti, meno prestiti

L’idea che ha guidato la PreCop26 è stata cercare di raccogliere pareri e approvazioni rispetto ad una serie di punti chiave; nonostante ancora le trattative non siano concluse, il Ministro italiano della Transizione Ecologica si dice soddisfatto e ottimista. In un’intervista a Wired, Roberto Cingolani avrebbe affermato: “Tutti hanno riconosciuto che dobbiamo accelerare, anche Cina e India. L’obiettivo deve essere il contenimento del riscaldamento entro un grado e mezzo di temperatura, non due. Una differenza enorme. Non c’è lotta alla crisi climatica se non c’è lotta alle disuguaglianze globali“.

Durante la Youth4Climate, in cui i giovani delegati di tutto il mondo si sono riuniti per fornire proposte concrete ai ‘grandi’ del Pianeta, Vanessa Nakate ha sottolineato quanto siano fondamentali finanziamenti a fondo perduto, non prestiti; la giovane attivista ugandese ha voluto precisare come l’Africa, nonostante produca solo il 3% delle emissioni, sia il continente che subisce più di ogni altro le conseguenze dei gas serra.

L’intervento di John Kerry alla PreCop26

John Kerry, inviato per il clima degli Stati Uniti, ha ribadito la posizione del presidente Joe Biden; “Tutti, e particolarmente noi paesi del G20, dobbiamo mostrare che crediamo in quanto ci siamo detti a Parigi – ha affermato il delegato statunitense – È la scienza che lo afferma, non la politica. Non tutti devono fare la stessa cosa ma ognuno è chiamato alla propria parte. I paesi che rappresentano il 55% del Pil globale si sono impegnati sull’obiettivo degli 1,5 gradi: dobbiamo mantenere viva questa soglia. Da parte nostra -prosegue- porteremo là tecnologia e soldi assieme agli Emirati Arabi”.

Anche Kerry ha sottolineato l’importanza di ragionare in termini globali; quindi “migliaia di miliardi di aiuti” per  i paesi in via di sviluppo. “Soldi che non arriveranno da nessun governo da solo – precisa il delegato degli Stati Uniti– il settore privato deve diventare un partner. Molte aziende in tutto il mondo richiedono stabilità per proteggere le proprie supply chain: e il cambiamento climatico, pensiamo alle migrazioni, è l’opposto della stabilità“.

Le possibili contrarietà all’accordo definitivo

Se da un lato molti paesi sono volti alla cooperazione e ad abbandonare il carbone e le emissioni entro il 2030 (Cina compresa, paese che emette più gas serra in tutto il mondo), l’Australia potrebbe non prendere parte la Cop26. Scott Morrison, il premier, sembrerebbe piuttosto scettico a portare avanti l’obiettivo proposto da diversi altri paesi; a tal proposito, senza sbilanciarsi, il ministro britannico e presidente designato della Cop26, Alok Sharma, avrebbe spiegato: “Diamo uno sguardo a cosa sta succedendo a livello internazionale sull’uso di questo combustibile. Il G7 è unito: non finanzieremo più centrali che lo impieghino. Anche il settore privato è ormai restio a farlo, perché non sarebbero sfruttate– ma ha concluso, per sottolineare la prospettiva più ampia della conferenza plenaria sul clima- la decarbonizzazione è solo uno degli obiettivi nella lotta al cambiamento climatico. Ne esistono altri, come l’aumento della superficie forestale. E bisogna tenere presente che, mentre riduciamo le attività nocive all’ambiente, ai lavoratori dei settori economici coinvolti nella transizione deve essere garantito un sostegno“.

A mostrare una qualche forma di ostilità, anche alcuni paesi che durante la PreCop26 hanno posto sotto l’attenzione di tutti anche un tema altrettanto importante: la difficoltà dei paesi più poveri a raggiungere Glasgow anche per via delle restrizioni anti-Covid. Prezzi alle stelle, quarantena, voli dimezzati e migliaia di dollari di spese che per alcuni paesi sono impossibili da sostenere; alla luce di questo, alcune nazioni avrebbero rinunciato a partecipare, rinunciando anche a portare avanti le proprie proposte. Anche questo è un argomento che sarebbe il caso di affrontare durante l’ultimo mese di trattative che precede la Cop26.

LEGGI ANCHE: Conclusa la Youth4Climate: il documento redatto dai giovani

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Tags: Cambiamento Climatico COP26

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