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Le lucertole subacquee: la scoperta scientifica è sensazionale

Guglielmo Allochis 3 Giugno 2021
Lucertole Subacquee

Madre Natura sa essere sorprendente anche nel 2021. L’uomo infatti, nonostante la sua convinzione di essere onnisciente, ha moltissimo da imparare dal Pianeta di cui è ospite e dagli animali che lo popolano fin da prima della sua comparsa. Per fare un esempio calzante, dobbiamo parlare di una delle attività più stimolanti a cui l’uomo possa prendere parte: le immersioni subacquee. Queste sono possibili esclusivamente grazie all’ausilio di alcune tecnologie sviluppate piuttosto recentemente, come ad esempio le bombole di ossigeno. Ciò che non sapevamo mentre eravamo intenti a trovare una soluzione congrua alla nostra necessità, è che la natura aveva provveduto a qualcosa di simile per alcune specie, come le lucertole.

Per la precisione parliamo delle lucertole appartenente al genere Anolis. Queste ultime sono state infatti protagoniste di uno studio che le ha ufficialmente decretate come la prima specie appartenente ai vertebrati in grado di praticare una respirazione subacquea. Parliamo di quello che gli anglosassoni definiscono “rebreathing” e che, fino a poco tempo fa, credevamo possibile solo per gli artropodi.

Non abbiamo inventato nulla

Dopo un lavoro durato 12 anni, gli scienziati dell’Università di Toronto sono riusciti a decretare ufficialmente ciò che vi abbiamo descritto poco sopra. I risultati della ricerca, pubblicati su Current Biology, confermano come le lucertole Anolis siano in grado di attuare il “rebreathing” (termine che, tradotto maccheronicamente in italiano, varrebbe a dire ri-respirazione).

La tecnica è tanto semplice quanto efficace. Queste lucertole attuano, come anticipato, un sistema molto simile a quello utilizzato dai sub appartenenti alla nostra specie con le loro bombole. Creano infatti una bolla d’aria dal loro naso affinché questa possa fungere da riserva di ossigeno durante l’immersione. Grazie a questa soluzione le lucertole sono in grado di restare sotto all’acqua per oltre 20 minuti. Non si tratta, come detto, di una novità. La tecnica del “rebreathing” fino ad oggi era infatti stata osservata esclusivamente negli invertebrati. Incredibile, non credete?

 

LEGGI ANCHE: Il picchio, un uccello unico in natura: la sua lingua è lunghissima

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Tags: Alimenti Aria

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