Vi abbiamo raccontato in moltissimi casi il paradosso che ha colpito il 2020, un anno molto particolare per il Pianeta Terra e per la specie che lo ha sostanzialmente colonizzato: quella umana. Essere stati travolti dallo tsunami della pandemia del Coronavirus ci ha dato l’opportunità di sfruttare il nostro tempo in maniera differente dalle abitudini, prettamente in chiave riflessiva.

Tolto il dato incancellabile e terribile dell’altissimo numero di decessi, il Covid-19 sembra aver fruttato un altro concetto incoraggiante. Il lockdown imposto a più della metà della popolazione terrestre, ha scaturito miglioramenti sul breve periodo per quanto riguarda i tassi di inquinamento. Abbiamo sottolineato l'”arco temporale” proprio perché, per far si che i risvolti positivi siano duraturi, sarebbe occorsa costanza. Questa, evidentemente, non è un qualcosa che fa parte della nostra indole….

Maggio pessimo

Quando si parla di ambiente purtroppo non riusciamo praticamente mai a dimostrare che possiamo realmente pensare ad un cambiamento. Fondamentalmente il miglioramento scaturito dalla pandemia poteva essere un buon inizio per una svolta epocale, ma così non è stato, anzi.

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Dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia hanno messo in luce una verità sconcertante. Nel mese di maggio del 2020 le temperature medie mondiali hanno visto un incremento di 0,63° rispetto alla media nello stesso periodo degli ultimi 30 anni. 

Per condire, la stazione di osservazione di Mauna Loa, Hawaii, ha fatto registrare il più alto tasso mensile di concentrazione di CO2 di sempre. Questo spot è uno dei più importanti per la misurazione del biossido di carbonio: il fatto di essere situato in un arcipelago, decontestualizzato dalle metropoli occidentali, rende i parametri realistici.

È molto probabile che questi incrementi siano causati proprio dalla nuova abitudine al “respirare” che abbiamo “concesso al nostro Pianeta negli scorsi mesi. Rimane il fatto, abbastanza triste, che ci siamo illusi sulla questione.