In questo periodo storico la consapevolezza relativa alla situazione precaria della natura è in costante aumento. Fortunatamente sembra essere terminata la abominevole pratica del disinteresse relativo al mondo che ci circonda. Questo non può esistere, poiché proprio dalla nostra Terra dipende l’esistenza della nostra vita.

In un certo senso però il fatto che l’uomo sia diventato più consapevole delle difficoltà che i suoi comportamenti scaturiscono, non fa che aggravare la situazione. Osserviamo inermi e ci scandalizziamo per l’aumento delle specie a rischio estinzione, ma quando si tratta di agire ci accontentiamo di farlo tramite un post sui nostri social network. Le generazioni che vivono nel 2020 dovrebbero capire che, per cambiare le cose, occorre far sentire la propria “voce” nel vero senso della parola.

L’occasione fa l’uomo ladro

Colpevolizzare esclusivamente chi vive in quest’epoca però ci sembra abbastanza sbagliato. La nostra abitudine di cacciare gli animali fino a provocare l’estinzione di intere specie in realtà non è cosa recente. I vichinghi ad esempio sono stati molto probabilmente la causa dell’estinzione del tricheco che da secoli abitava i mari e le coste dell’Islanda.

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Non era chiaro se questi fossero scomparsi prima dell’avvento umano o successivamente. Bene, la risposta è quella che avete letto un paio di righe sopra. I reperti più recenti infatti risalgono circa al 1300, mentre l’invasione dell’isola da parte della popolazione vichinga è datata 874 D.C. La causa, e non ci sorprende affatto, fu probabilmente la caccia.

Per ottenere l’avorio presente sulle zanne di questi pinnipedi, la popolazione di guerrieri scandinavi attuò un vero e proprio genocidio. Da sempre infatti questo materiale è un bene di estremo lusso, che anche durante il medioevo valse ai vichinghi una ricchezza incommensurabile. Dunque questo dramma va avanti da sempre: questo non può certo discolparci. La società in teoria dovrebbe essere progredita, ma così non sembra.