Solo qualche mese fa raccontavamo dello spostamento della venticinquesima Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dalla sede inizialmente prevista. Questa infatti era prevista in Cile nel mese di dicembre del 2019. Il paese sudamericano però è stato protagonista di un’ondata di proteste popolari relative a condizioni di vita ingiuste e disuguaglianze estreme.

La riunione si è tenuta nelle medesime date nello scenario della capitale spagnola, Madrid. A questa hanno partecipato i più importanti leader mondiali, accompagnati dai delegati più autorevoli in tema ambientale. È certamente rimasta nella storia la partecipazione, con tanto di discorso con lungo seguito mediatico, della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg.

Nulla di fatto

Si è parlato di fallimento, poiché non è stato raggiunto nessun accordo “reale” sulla stretta relativa alle emissioni di gas serra. Paesi come Brasile, Australia e Stati Uniti sono stati indicati come i maggiori fautori di questa débâcle, poiché non hanno voluto impegnarsi per una svolta comune.

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Questa notizia non ha potuto che lasciare delusi tutti coloro i quali contavano su un impegno comune per un cambiamento drastico. La nostra Terra ha bisogno di respirare, e questo è un dato di fatto. In quella sede non potevano saperlo, ma grazie alla quarantena imposta a miliardi di cittadini solo qualche mese dopo, il nostro pianeta si è preso la sua rivincita.

Nella prima metà di novembre 2020 era previsto il nuovo appuntamento, il COP26. La città di Glasgow, in Scozia, si stava preparando per ospitare moltissimi nomi importanti. Il rinvio al 2021 è stato necessario vista la pandemia di Covid-19 che stiamo vivendo. Qualunque deriva prenderà questo problema, i rappresentanti sarebbero comunque troppi e di conseguenza troppo vicini l’un l’altro.

Basti pensare al centro congressi utilizzato lo scorso dicembre a Madrid. Oggi è un ospedale Covid. La salute è ancora più importante di una riunione. L’ambiente, invece, deve rimanere una priorità.