Per moltissime persone i nonni sono come dei secondi genitori. Quando discutiamo dentro casa, non c’è soluzione migliore che confrontarsi con una persona anziana. Grazie alla loro saggezza infatti questi sanno darci un consiglio oculato convincendoci che sia la cosa più giusta da fare.

Un nonno o una nonna generalmente stravedono per il proprio pargolo. Se la sensazione di avere un figlio è qualcosa di impagabile, accudire un nipote lo è in qualche maniera ancora di più. L’età che avanza però fa brutti scherzi, e non tutti i nostri nonni invecchiano come vorremmo. La demenza senile è una realtà innegabile, ma esiste un rimedio per tutto.

Nonni come bambini

Purtroppo invecchiando il rischio di essere colpiti da malattie come il morbo di Alzheimer aumenta drasticamente. Arriva un momento in cui la persona che conoscevamo come sapiente e morigerata torna ad essere bambina.

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In Abruzzo è stato ideato un progetto per coinvolgere le persone anziane in qualcosa di innovativo. Il metodo Montessori è una pratica ideata da Maria Montessori durante i primi anni del ventesimo secolo. Ad oggi si contano più di 60 mila scuole sparse per tutto il mondo che utilizzano questo particolare modus operandi per quanto riguarda l’educazione.

Il percorso pedagogico prevede un’altissima facoltà di scelta per il soggetto coinvolto. Ad alcuni ricercatori è venuta in mente l’ipotesi di applicare queste idee ai nostri nonni, aiutandoli a combattere la demenza senile. Il professor Cameron Camp, proveniente dall’Università dell’Ohio, è stato tra i primi ad effettuare questa sperimentazione, ottenendo buonissimi risultati.

Nel 2020 anche in Italia si sta tentando questo approccio. Nell’area del basso Sangro, in Abruzzo, è stata infatti aperta una sede in grado di offrire tale servizio.