Porno sotto attacco: causerebbe danni all'ambiente

Accantonata la teoria dei danni alla vista, The Atlantic accusa il p*rno di avere effetti negativi sull’ambiente

 

I fruitori di video p*rno sono aumentati a dismisura con l’arrivo di internet e, in particolare, della banda larga. E fin qui, non ci sarebbe nulla di male, ma una pungente critica è arrivata in questi giorni dalla rivista statunitense The Atlantic che li ritiene nemici dell’ambiente. Se la possibilità di ascoltare musica e vedere film in streaming ha avuto un impatto positivo sull’ambiente con un taglio del 40% delle emissioni di diossido di carbonio nell’aria, grazie all’eliminazione di materiali come cd, confezioni, scatole e carburante per il trasporto, la stessa cosa non può essere detta dell’industria del p*rno.

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Porno sotto attacco: causerebbe danni all'ambiente

Dal 2008, si è registrato un vero e proprio boom di utenti internet interessati a contenuti a luci rosse, grazie anche all’aumento di siti definiti “tube”, che permettono, cioè, di trovare e guardare video con grande facilità,  con le stesse modalità di YouTube. Secondo gli esperti interpellati dal magazine a stelle e strisce, l’aumento di contenuti p*rnografici oggi causerebbe un impatto maggiore rispetto a quando su utilizzavano cassette vhs e dvd. Questo è dovuto all’impronta di carbonio, cioè il totale di gas serra che naturalmente vengono prodotti durante qualsiasi attività umana, come somma di tutte le emissioni di anidride carbonica. Guardando un video per adulti con “trasporto” abbiamo un aumento della sudorazione, del battito cardiaco ed un generale “risveglio” dell’organismo, con conseguente aumento di produzione di gas e di anidride carbonica. The Atlantic cita, poi, i dati delle visualizzazioni di Pornhub, uno dei tanti siti gratuiti: nel corso del 2013 è stato visualizzato 14,7 miliardi di volte, nel 2016 i fruitori sono quasi raddoppiati, arrivando addirittura a 23 miliardi di visualizzazioni, con un totale di quasi 4.6 miliardi di ore trascorse online.

Se dovessero aver ragione gli autori dello studio, dunque, il crescente amore nei confronti dei video spinti sarebbe da annoverare tra le cause del maggior inquinamento atmosferico, al fianco delle emissioni di gas prodotti dalle mucche. Intanto, agli amanti del genere che non vogliano rinunciare al proprio divertimento, senza sentirsi in colpa nei confronti dell’ambiente, consigliamo di lasciare a casa l’auto per bilanciare il totale delle proprie emissioni.

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