Sono sempre di più i casi di contraffazione di uno dei prodotti che più fanno emergere il Made in Italy in tutto il mondo: l’ olio extravergine di oliva, il nostro “oro verde”. E per cercare di contrastare truffe e adulterazioni, vengono in aiuto novità tecnologiche e normative.

 

 

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Ecco come i consumatori vengono ingannati

 

Sarebbe lungo ricordare tutti i casi recenti di truffe scoperte ai danni di quei consumatori che si recano ad acquistare l’ olio extravergine di oliva e si ritrovano tra le mani, nell’ipotesi migliore olio vergine e in quella peggiore un misto di olive dalla dubbia provenienza. È della fine del 2015, ad esempio, il caso delle 7mila tonnellate di falso extravergine italiano sequestrate in Puglia e scoperte da agenti del Corpo Forestale dello Stato che, grazie alla tecnica del riconoscimento del DNA delle cultivar di olivo, riuscirono a scoprire una maxi-truffa e a individuare alcune aziende pugliesi coinvolte in un giro di affari illecito stimato in decine di milioni di euro. Sei persone vennero indagate con le accuse di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. unnamedLa scoperta fu inquietante: le migliaia di tonnellate di olio derivavano infatti da olive coltivate in Europa ma anche in Siria, Turchia, Marocco e Tunisia. Il tutto, però, veniva etichettato come italiano al 100%. Molto più recente, invece, il caso della società spagnola Deoleo che è stata condannata a pagare una multa di 300mila euro. La motivazione: aver venduto bottiglie di olio extravergine di oliva attraverso le marche Bertolli gentile, Sasso classic e Carapelli mentre si trattava di semplice olio vergine di oliva. A seguito di questo avvenimento, la Deoleo ha dichiarato di avere messo a punto un nuovo servizio di controllo per verificare al meglio la provenienza e la qualità della materia prima e di avere affidato a esperti esterni la definizione di un nuovo codice etico. Degli ultimi giorni, poi, l’intervento del pubblico ministero Raffaele Guariniello che ha iscritto nel registro degli indagati una decina di rappresentanti legali di varie aziende per frode in commercio. Su segnalazione di unna rivista di consumatori, infatti, sono state effettuate delle verifiche campione dai laboratori dell’agenzia delle Dogane e dei Monopoli su olii di note marche riscontrando che, seppur ci fosse scritto sulle etichette che il prodotto era extravergine, alla prova dei fatti così non era. Si trattava invece di una “miscela di olio extravergine di oliva comunitario” proveniente dalla Tunisia o dalla Grecia.

 

 

I dati allarmanti nel settore dell’ olio extravergine di oliva

 

Insomma, i dati sono davvero allarmanti se si pensa che quello dell’olio di oliva è uno dei settori nei quali sono più frequenti le truffe. Nel biennio 2014/2015 sono state sequestrate circa 500 tonnellate di prodotto e, solo nel 2014, un prodotto su quattro sequestrato è stato di olio di oliva. Fra i reati più comuni ci sono l’etichettatura irregolare, la pubblicità ingannevole, le sofisticazioni e le contraffazioni. Le attività illegali in questo settore si stima raggiungano circa 1,5 miliardi d’euro l’anno, tolti al mercato di chi opera nella massima trasparenza e qualità. Secondo Coldiretti occorre fare al più presto luce per difendere un settore strategico del Made in Italy con l’Italia che è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. Quello dell’ olio extravergine di oliva, poi, è uno dei pilastri del nostro export. Basti pensare che, ad esempio, l’Italia esporta negli Usa più di 120mila tonnellate di prodotto all’anno per un totale di circa un miliardo e 300 milioni di euro di fatturato. Ed è all’estero che truffe e adulterazioni generano i maggiori problemi, dando vita a quel fenomeno chiamato “italian sounding” che sta creando al nostro Paese notevoli danni non solo economici ma anche di reputazione. Sono passati solo due anni da quanto un’inchiesta pubblicata sul The New York Times affermava che negli Stati Uniti il 69% del prodotto in vendita sarebbe stato adulterato, contraffatto con oli vegetali, beta-carotene e clorofilla per nascondere il sapore e dargli il colore giusto e poi messo in commercio con il marchio Made in Italy. A confermare le difficoltà che la commercializzazione dell’olio extravergine di oliva riscontra all’estero ci sono i dati del recente rapporto Extract sulla percezione che nel mondo si ha di questo prodotto. Il 99% dei consumatori, soprattutto del mercato cinese, americano e australiano, considera che ogni cibo “italian sounding” potrebbe essere contraffatto. Nonostante ciò, l’84% dei consumatori americani, il 79% degli europei e il 68% degli asiatici, si dicono disponibili a comprare olio italiano anche se hanno paura di trovarsi di fronte un prodotto adulterato.

 

 

La sfida: difendere senza esitazioni il nostro olio extravergine di oliva

 

Negli ultimi mesi le istituzioni italiane hanno messo in atto alcune iniziative con la speranza di contrastare con maggiore efficacia i fenomeni della contraffazione dell’ olio extravergine di oliva. Nel mese di marzo, ad esempio, l’Aula di Montecitorio ha approvato all’unanimità la risoluzione per contrastare la contraffazione dell’ olio extravergine d’oliva, presa sulla base della Relazione finale della Commissione sulla contraffazione. Tra le decisioni prese, quella di  operare per il miglioramento dei controlli sulla produzione dell’ olio extravergine di oliva, al fine di garantire il rispetto dei disciplinari di produzione e la salvaguardia delle caratteristiche organolettiche di tale olio d’eccellenza; di introdurre anche per l’ olio extravergine di oliva il sistema di certificazione della merce e del trasporto oggi adottato per il vino (sistema MVV);  unnamed (2)di implementare, per consentire una completa ed esaustiva tracciabilità delle partite di olio oggetto di trasformazione, il funzionamento del sistema del SIAN (Sistema informativo agricolo nazionale). È del mese di giugno, invece, l’approvazione della nuova normativa (in vigore dal 1° luglio) che stabilisce le sanzioni per le violazioni al regolamento europeo n. 29/2012 sulla commercializzazione di tutti i tipi di olio di oliva (dall’extravergine al vergine dal semplice olio di oliva alla sansa). Tra le decisioni più importanti, quella di tornare indietro sulla proposta di depenalizzare gli illeciti sull’etichettatura che era stata portata avanti dal Governo ma che aveva da subito suscitato dure critiche. A portare alla richiesta di provvedimenti penali saranno numerose fattispecie come l’assenza o la contraffazione dell’indicazione geografica di origine, l’utilizzo di segni o illustrazioni tali da suggerire al consumatore un’idea erronea sul paese di origine dell’olio, la mancata indicazione della categoria merceologica o l’indicazione scorretta.

 

 

Dalla tecnologia le risposte più innovative

 

Tante poi le risposte che le aziende del settore delle nuove tecnologie e della ricerca stanno offrendo alla filiera dell’olio. Per i propri prodotti, ad esempio, la Coop sta da alcuni mesi utilizzando quello che è stato definito il “naso elettronico”. Si tratta di un gas-cromatografo a doppia colonna in grado di individuare, con certezza, se si tratta di olio italiano. Il naso elettronico viene “addestrato” ad annusare olii italiani di provenienza certa attraverso l’identificazione delle sostanze volatili assegnando un profilo aromatico utile alla classificazione dei prodotti. Tale naso, così, restituisce l’impronta aromatica di un determinato olio standard, che, insieme ad altri campioni con le stesse caratteristiche, va a costruire un modello di riferimento. I campioni reperibili sul mercato, di cui l’origine non è certa, possono essere messi a confronto con questo modello per vedere se ci sono corrispondenze o meno. È stata invece sviluppata dal gruppo di ricerca del laboratorio di Chimica generale e inorganica del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell’Università del Salento, guidato dal professor Francesco Paolo Fanizzi, una Tac in grado di smascherare i finti extravergine. Il funzionamento è chiaro: il campione di olio viene diluito in cloroformio deuterato e trasferito in un tubo per la risonanza magnetica nucleare. In solo una decina di minuti, dopo essere stato analizzato, è possibile avere una fotografia di tutto quello che c’è dentro l’olio. Il campione così definito viene poi confrontato con quelli contenuti nel database di riferimento, dove sono presenti le differenti varietà di olii italiani, per capire se ha le stesse caratteristiche oppure no.