Siamo veramente alle soglie di una food revolution, una rivoluzione alimentare che cambierà per sempre le nostre abitudini prima ancora che l’economia mondiale? È ancora presto per dirlo, ma quel che è certo è che la storia dello scrittore John Robbins ha dell’incredibile. Figlio di Irvine Robbins, fondatore di un colosso nella produzione di gelati negli Stati Uniti, per prepararsi a subentrare al padre visitò tutti gli allevamenti dell’azienda dove venivano prodotte le materie prime: il latte, il burro e le uova. Girando per gli allevamenti, però, capì che non poteva neanche immaginare di portare avanti un lavoro “che provocava tanto dolore negli animali per produrre i nostri gelati”. Insieme alla moglie decise quindi di abbandonare azienda, famiglia e ricchezze per ripartire da zero; scrisse così The food revolution, considerato una sorta di “classico” del movimento ecologista.

Da anni siamo a conoscenza del fatto che l’intero pianeta è in crisi: siamo allarmati dal riscaldamento globale e da un livello di inquinamento non sostenibile negli oceani e nelle falde acquifere; scandali e denunce alimentari ci mostrano che la maggior parte del cibo che mangiamo è nocivo, mentre le frontiere dell’ingegneria genetica, applicate all’agricoltura, presentano diverse zone d’ombra, quando non mascherano lo sfruttamento delle popolazioni più povere. Saperlo però non basta se per primi non cambiamo atteggiamento. Il libro Food Revolution di John Robbins rappresenta dunque un importante grido di allarme su quanto finisce sulle nostre tavole.

 

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Oltre il veganismo per una sicurezza alimentare globale

In cosa consiste la food revolution teorizzata da Robbins? La base di partenza è molto semplice: bisogna iniziare a nutrirsi di cibi integrali, vegetali, frutta, verdura, germogli, funghi, semi oleosi, cereali integrali e legumi da coltivazione biologica. FoodRevolution-520Un modello alimentare molto simile a quello vegano, ma con maggiore attenzione alla salute e all’ambiente. Il principio fondante del veganismo infatti è quello di non provocare dolore o morte a nessun tipo di animale e questo a prescindere dal fatto che il tipo di alimentazione che ne deriva sia o meno salutare per se stessi. Per capirci: frutta e verdura non biologici, bevande gassate, patatine fritte, zucchero, cereali raffinati, anche se privi di alimenti di origine animale, non sono certamente salutari, ma li potreste trovare in un menù vegano in giro per il mondo. Robbins invece, con i suoi scritti, chiede di cambiare la prospettiva non solo alimentare, ma anche etica e politica. L’obiettivo da perseguire è quello della sicurezza alimentare globale, che richiede un indifferibile riequilibrio della relazione tra uomo e natura, e la preservazione di una biodiversità da troppo tempo sottovalutata. L’autore di Food Revolution affronta inoltre la correlazione tra alimentazione, ambiente e malattie, causate dalle modalità di allevamento intensivo e dal depauperamento del suolo, alzando il velo su spreco d’acqua, inquinamento e surriscaldamento della Terra, verità, secondo lui, troppo a lungo nascoste dall’informazione.

 

 

Quel filo rosso che dovrebbe sempre legare alimentazione e salute

Food Revolution è senza dubbio un libro estremamente dettagliato e davvero ricco di informazioni, dal quale si comprende che la soluzione dovrebbe passare in primis dall’eliminazione dei prodotti di derivazione animale e dalla scelta di uno stile di alimentazione vegetariano; nutrirsi in modo sbagliato può infatti anche fare ammalare, ma purtroppo tutti i tentativi di prevenzione si scontrano con gli interessi di tutta una parte dell’industria alimentare, a partire da quella della carne.

Da molti anni si parla del fatto che l’alimentazione moderna, troppo ricca di proteine animali (carne, pesce, uova, latticini) è una causa scatenante di molte delle malattie della società moderna. Il fatto che le persone mangiano poca frutta, verdura o cereali integrali e si nutrono quasi esclusivamente di carne, uova e latticini finisce addirittura per essere un costo per la collettività e per l’ambiente, perché oltre ad inquinare, queste persone finiranno per ammalarsi e aumentare i costi sanitari.sunflower-seed-1213766_640

È inoltre noto che l’agricoltura e gli allevamenti industriali sono la principale fonte di inquinamento e di effetto serra. Ovunque ci giriamo, secondo l’autore, qualcosa nella nostra società non funziona, a causa di una serie di scelte sbagliate che continuano ad aumentare, portando la nostra salute come individui, la nostra integrità come cittadini, la nostra casa intesa come nostro Pianeta, verso un sempre più inevitabile baratro. Non possiamo dimenticare infatti le conseguenze che questo atteggiamento alimentare ha per la Terra: senza entrare troppo nello specifico, è sufficiente osservare gli allevamenti animali, pensare alla quantità di rifiuti che essi producono e domandarsi dove finiscano.

“La Food Revolution. Per scongiurare il punto di non ritorno” di John Robbins vuole proprio questo: che ognuno in prima persona prenda coscienza di ciò che lo circonda, di ciò che vuole per sé e per il proprio pianeta, chiede che per primo sia il singolo uomo a cambiare atteggiamento, per cambiare le cose. “Cosa accadrebbe se smettessimo di mangiare prodotti animali, il cibo più tossico e costoso che l’umanità abbia mai conosciuto, e ci orientassimo a un’alimentazione tutta vegetale?”.

Questo saggio, davvero sempre più un classico del movimento ambientalista, cerca di far ritrovare quel legame che ha da sempre unito il nostro cibo e il nostro mondo, partendo dalle scelte alimentari di ciascuno, studiando i prodotti e la loro provenienza, smantellando diete scorrette e falsi miti attorno alle produzioni alimentari, descrivendo tutto il processo che conduce il “cibo” dal produttore al consumatore, evidenziando quegli stadi intermedi sempre sottesi, trascurati perché “non importanti”, i quali in realtà stanno corrodendo non solo i principi della sicurezza alimentare, ma principalmente il destino del nostro intero pianeta. Una guida insomma, per mettere in atto una vera e propria “rivoluzione del cibo”.
Un bel modo di fare la rivoluzione, di cui le donne saranno protagoniste, perché siamo nel loro territorio, perché il loro latte è stato il primo e il miglior cibo che abbiamo mangiato, perché il sapere ce l’hanno loro. Per l’uomo è più difficile, perché abbina (sbagliando) le proteine animali alla forza, alla potenza: si deve partire da qui, cambiando le convinzioni errate per cominciare una rivoluzione alimentare sì, ma soprattutto una rivoluzione che possa risultare sostenibile.