Oxford Street pedonalizzata: come una strada diventa spazio per le persone

La pedonalizzazione di Oxford Street a Londra dal 26 ottobre 2026 trasforma la strada più trafficata d'Europa in spazio per persone, con effetti ambientali e sociali sign

Dal 26 ottobre 2026, camminare lungo Oxford Street a Londra ha un sapore completamente diverso: niente clacson, niente autobus che sfrecciano a pochi centimetri dal marciapiede, niente gas di scarico che si mescolano all’aria mentre si guarda una vetrina. La pedonalizzazione di Oxford Street è diventata realtà, trasformando un chilometro di asfalto congestionato in uno spazio pensato per le persone — e con essa, un intero modo di immaginare la città del futuro.

Cosa è cambiato il 26 ottobre 2026 su Oxford Street

La svolta è avvenuta in modo netto: a partire dal 26 ottobre 2026, l’amministrazione comunale di Londra ha chiuso ai veicoli un tratto di un chilometro di Oxford Street. La chiusura è totale — non riguarda solo le auto private, ma anche i bus, che per decenni avevano caratterizzato il paesaggio sonoro e visivo di questa arteria. Chi conosce Oxford Street sa bene cosa significhi: una strada dove i veicoli si accalcavano in colonne infinite, dove il rumore era costante e l’aria spessa di emissioni.

Il progetto ha richiesto un investimento di circa 150 milioni di sterline, pari a circa 172 milioni di euro. Non si tratta di una semplice rimozione delle auto: l’obiettivo dichiarato è una vera e propria riqualificazione urbana, con l’inserimento di nuovi alberi, panchine e spazi dedicati alle persone. In altre parole, lo spazio che prima apparteneva ai motori ora appartiene a chi cammina, si siede, respira, vive.

Perché la pedonalizzazione di Oxford Street è una notizia che riguarda tutti

Potrebbe sembrare una questione londinese, lontana dalla nostra quotidianità. In realtà, la pedonalizzazione di Oxford Street è un caso di studio che interessa chiunque viva in una città, grande o piccola. Ogni volta che un’amministrazione decide di restituire spazio alle persone togliendo spazio ai veicoli, si innesca una catena di effetti positivi che vale la pena capire nel dettaglio.

Il primo effetto è ambientale. Meno veicoli su una strada significa meno emissioni di CO₂ e di particolato fine, due delle principali cause di inquinamento atmosferico urbano. Gli alberi previsti nel progetto contribuiranno ulteriormente ad assorbire CO₂, a regolare la temperatura locale — riducendo il cosiddetto effetto isola di calore tipico delle metropoli — e a migliorare la qualità dell’aria respirata ogni giorno da residenti, lavoratori e turisti.

Il secondo effetto è sociale. Le zone pedonali non sono semplici strade senza auto: diventano luoghi di aggregazione, di sosta, di incontro. Le panchine non sono un dettaglio decorativo — sono un’infrastruttura sociale. Permettono agli anziani di riposarsi, ai genitori di sorvegliare i bambini, a chiunque di fermarsi senza dover consumare qualcosa in un bar. È un cambio di paradigma: la città non è solo un luogo di transito, ma uno spazio da abitare.

→ Leggi anche: Oxford Street si trasforma: come una grande città ripensa lo spazio per le persone

Il terzo effetto è economico, e qui spesso si concentrano le resistenze. Chi teme che la pedonalizzazione penalizzi i negozi si trova di fronte a un dato controintuitivo documentato in molte città europee: le zone pedonali tendono ad aumentare il flusso di persone, a rallentare il passo dei passanti e a prolungare il tempo trascorso in strada — tutte condizioni favorevoli per le attività commerciali. Non è detto che il modello funzioni sempre e ovunque allo stesso modo, ma l’esperienza di città come Copenhagen, Oslo e diverse città italiane suggerisce che la mobilità lenta non è nemica del commercio.

Il modello urbano che si sta diffondendo in Europa

Oxford Street non è la prima strada europea a intraprendere questa trasformazione, ma la sua visibilità globale la rende un riferimento simbolico potente. In tutta Europa, negli ultimi anni, molte città hanno scelto di ridisegnare il proprio spazio pubblico mettendo al centro i pedoni e la qualità della vita.

In Italia, esempi come le Zone a Traffico Limitato nei centri storici di Bologna, Firenze e Milano hanno mostrato che è possibile coniugare accessibilità e riduzione del traffico. A Pontevedra, in Spagna, l’intera area centrale è stata pedonalizzata negli anni Novanta con risultati straordinari in termini di qualità dell’aria e sicurezza stradale. A Parigi, la sindaca Anne Hidalgo ha trasformato le rive della Senna in spazi pedonali e ciclabili, restituendo ai cittadini un patrimonio che per decenni era stato sacrificato al traffico automobilistico.

Il filo comune di tutte queste esperienze è la stessa domanda di fondo: a chi appartiene lo spazio urbano? La risposta che emerge da Oxford Street come da Pontevedra è chiara — appartiene alle persone che lo vivono, non ai veicoli che lo attraversano.

Verde urbano: gli alberi come infrastruttura, non come ornamento

Uno degli elementi più concreti e misurabili del progetto di pedonalizzazione di Oxford Street è la piantagione di nuovi alberi. Non si tratta di un tocco estetico: gli alberi in città svolgono funzioni ecosistemiche fondamentali che è utile conoscere per apprezzarne il valore reale.

Un albero adulto in ambiente urbano può assorbire decine di chili di CO₂ all’anno, intercettare le polveri sottili con le proprie foglie, ridurre la temperatura locale fino a 8 gradi Celsius rispetto alle superfici asfaltate nelle giornate più calde, e contribuire alla gestione delle acque piovane riducendo il rischio di allagamenti. Nelle città dove il cambiamento climatico sta rendendo le estati sempre più torride, ogni albero piantato in una strada trafficata è un presidio di salute pubblica.

→ Leggi anche: Città più verdi: come Milano e altre città stanno trasformando gli spazi urbani

Le panchine, gli spazi di sosta e le aree verdi previste nel progetto londinese completano un ecosistema urbano più umano. Quando una strada smette di essere un corridoio per veicoli e diventa un luogo dove ci si ferma, il verde smette di essere decorazione e diventa parte integrante dell’esperienza quotidiana della città.

Cosa possiamo imparare da Oxford Street nella nostra vita quotidiana

Guardare a Londra non significa aspettare che qualcun altro cambi le cose. La lezione pratica che possiamo trarre dalla pedonalizzazione di Oxford Street riguarda anche le scelte che facciamo ogni giorno come cittadini e come consumatori.

Scegliere di camminare o usare i mezzi pubblici invece dell’auto per gli spostamenti brevi è già un atto concreto che riduce le emissioni e contribuisce a rendere le strade meno congestionate. Sostenere le iniziative locali di pedonalizzazione — partecipando alle consultazioni pubbliche, firmando petizioni, dialogando con i rappresentanti del municipio — significa fare pressione perché il modello di Oxford Street si replichi anche nelle nostre città.

Anche le scelte di acquisto contano: preferire i negozi raggiungibili a piedi o in bicicletta, valorizzare i mercati locali nelle piazze pedonali, frequentare gli spazi pubblici restituiti alla comunità sono gesti piccoli ma coerenti con una visione di città più verde e vivibile.

  • Cammina di più: ogni spostamento a piedi è un voto per città più umane.
  • Usa i mezzi pubblici: meno auto in circolazione significa meno pressione sulle strade.
  • Partecipa: le decisioni urbanistiche si prendono anche grazie alla voce dei cittadini.
  • Valorizza gli spazi verdi urbani: frequentarli e difenderli è il modo migliore per tenerli vivi.
  • Informati: conoscere i benefici del verde urbano aiuta a sostenere le politiche giuste.

Un investimento che guarda al futuro

Centosessanta milioni di euro sono una cifra importante, e chi critica il progetto di pedonalizzazione di Oxford Street lo fa spesso partendo da questo dato. Ma è utile ragionare in termini di lungo periodo: quanto costa, in termini di salute pubblica, inquinamento, congestione e qualità della vita, mantenere una strada così centrale interamente dedicata al traffico? I costi sanitari legati all’inquinamento atmosferico nelle grandi città europee ammontano ogni anno a miliardi di euro. Il confronto cambia prospettiva.

Investire in spazi pedonali, alberi e panchine non è una spesa voluttuaria: è una scelta di salute pubblica, di equità sociale e di sostenibilità ambientale. Euronews ha documentato la trasformazione di Oxford Street come un evento di portata europea, e non a caso: ciò che accade in una delle strade più visibili del mondo diventa inevitabilmente un modello, un riferimento, una prova che cambiare è possibile.

La strada pedonale non è la fine di qualcosa, ma l’inizio di un modo diverso di stare insieme nello spazio pubblico. Oxford Street, con i suoi nuovi alberi e le sue panchine, ci ricorda che le città possono essere progettate per chi le abita — e che ogni passo fatto su un marciapiede libero dai veicoli è già, in piccolo, il futuro che vogliamo costruire.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione Bio Pianeta: Per contattare il team scrivi a redazione@velvetmag.it Seguici su: Instagram Facebook Twitter Linkedin