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AUTOBUS E AMBIENTE: L’ITALIA È INDIETRO NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA DEL TRASPORTO PUBBLICO

Probabilmente mai come in questo periodo storico, la questione della mobilità è finita per essere al centro dell’attenzione di tutti gli italiani. Chiusi dentro casa abbiamo cominciato a domandarci come sarebbe stato il mondo dei trasporti pubblici durante la pandemia: siamo infatti abituati a delle scene raccapriccianti per ciò che riguarda questi ultimi negli orari di punta. Un paese definibile “moderno” dovrebbe certamente incentivare l’utilizzo di mezzi ecologici messi a disposizione dal comune o dall’autorità competente. Come affrontare però la questione del distanziamento? Per molte realtà in Italia, la questione autobus purtroppo rimane una grandissima nota dolente.

Ad oggi le capienze sono necessariamente ridotte: ciò ha comportato un corposo implemento dei parchi di autobus in moltissimi contesti urbani di tutta Italia.

Il paradosso è servito

Analizzando alcuni di questi contesti però ci rendiamo conto di come il nostro paese sia considerabile arretrato. Non a caso infatti le classifiche europee segnalano l’Italia come uno degli stati fanalini di coda per quanto riguarda la transizione ecologica degli autobus.

Le cifre vengono in soccorso rispetto all’argomento che abbiamo scelto di portare alla luce quest’oggi. L’età media di un autobus in Italia è di 12.2 anni: gli stessi mezzi in Germania devono spesso ancora spegnere la sesta candelina. Delle cifre impietose dunque, che non lasciano spazio all’interpretazione. E non è tutto. Circa il 33% degli autobus in Italia sono classificati Euro3, standard “preistorico” per quanto riguarda le logiche di inquinamento. Il punto se vogliamo è proprio questo: il bene comune non fa altro che inficiare sulla qualità dell’aria cittadina.

Dati aggiornati al 2019 parlano di 4357 nuove immatricolazioni, in discesa rispetto alle 4495 del 2018. Di questi nuovi autobus messi in circolazione in Italia, solamente 245 sono di categorie ecologiche moderne, ovvero ibridi o elettrici.

Ci chiediamo dunque se, in seguito alla pandemia, non sia il caso di pensare ad un serio rinnovo di questo settore. Incentivare la transizione dei mezzi di trasporto privati è stato un primo importante passo, ma forse la priorità dovrebbe essere un’altra: la cosa pubblica.

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