Utilizziamo molto spesso una retorica pesante rispetto ai comportamenti umani nei confronti del nostro amato Pianeta. La nostra specie infatti, fin dalla sua apparizione, ha agito come se non dovesse mantenere un livello di rispetto alto nei confronti del luogo che rende la nostra vita possibile.

La rivoluzione industriale poi ha fatto il resto: la situazione si è aggravata con il rilascio sconsiderato di inquinamento nell’aria e nella maggior parte degli elementi che accompagnano la nostra esistenza. Negli ultimi anni è sorto il problema dello smaltimento della plastica: non occorre essere esperti per notare che i mari di tutto il mondo, purtroppo, ne sono pieni. Una ricerca oggi mette in luce un aspetto che potrebbe davvero convincerci ad un serio cambio di rotta a riguardo….

Tutto come previsto

Perché purtroppo è così che va: finché un problema non ci tocca realmente, non lo prendiamo sul serio. I cambiamenti climatici rappresentano un processo spalmato nel tempo: le conseguenze sono si tangibili, ma solo se qualcuno ce lo fa notare.

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“La plastica ha contaminato l’ambiente in qualunque punto del globo e in pochi decenni siamo passati dal considerarla un grande vantaggio a vederla come una vera minaccia”

Una ricerca presentata dalla American Chemical Society ha palesato quello che poteva essere un sospetto lecito in questa epoca. Sono stati infatti riscontrate moltissime tracce di microplastiche all’interno di campioni di organi e tessuti umani. Queste sono arrivate all’interno del nostro corpo evidentemente attraverso il cibo. L’inquinamento del suolo, dell’acqua e degli animali che mangiamo, arriva nel nostro organismo e potrebbe scaturire conseguenze tragiche.

“Ci sono evidenze della presenza di plastiche nei nostri corpi ma pochissimi studi hanno indagato in questo senso. E a questo punto non sappiamo se questa plastica è soltanto un fastidio o un rischio per la salute umana”

Parola di Charles Rolsky, firmatario di questo interessantissimo lavoro e docente associato presso la Arizona State University.