La maggior parte di noi, all’interno della propria abitazione, ospita quello che secondo la cultura anglosassone è definito pet”. In Italia amiamo definirli animali da compagnia, anche se questa definizione non rispecchia la totalità del loro essere.
Questa affermazione nasce dal fatto che effettivamente la voglia e la possibilità di condividere momenti di affetto e di intimità cambia a seconda dell’animale che abbiamo scelto di accudire.

Quello preferito dalla nostra specie, su tutto il Pianeta, è certamente il cane, che rispecchia alla perfezione la definizione di “migliore amico” dell’uomo. Altre persone scelgono animali abbastanza originali come serpenti e criceti, ma al secondo posto di questa particolare classifica troviamo i gatti.

Non gli sfugge nulla

I felini più famosi del mondo non sono certo tra gli animali più volenterosi di affetto sulla nostra Terra. Per definizione sono una specie schiva, che ama essere indipendente e che torna a “casa” solo nel momento di necessità. Accudire un gatto prevede una certa “forma mentis”: non tutti sono predisposti per farlo.
La loro esperienza fuori dalle mura casalinghe è tutta da capire, ed uno studio effettuato da dei ricercatori della NC State University e del North Carolina Museum of Natural Sciences ha voluto indagare sulle capacità di essere predatori nelle vicinanze della loro abitazione.

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Questi dati, pubblicati su Animal Conservation dipingono i gatti domestici come predatori fenomenali, quasi fino a definirli “esagerati”. Parliamo infatti del tasso di predazione più alto di tutta la gamma tra i cosiddetti “predatori liberi”: tra le 4 e le 10 volte rispetto al resto degli animali.

“La conclusione è che il tasso di predazione dei gatti domestici, almeno relativamente alla fauna che vive nei dintorni delle loro case, è molto alto”