L’evoluzionismo è una delle materie di studio più affascinanti che esistono. Ricordiamo a chi ci legge che le specie, come le conosciamo oggi, hanno vissuto nella maggior parte dei casi un cambiamento dovuto alla dinamicità delle condizioni di vita.

Ovviamente, tra queste annoveriamo anche la nostra. È ormai pacifico che l’homo habilische ha vissuto su questo Pianeta da circa 2,4 a 1,44 milioni di anni fa, fosse il primo simil-uomo. L’ Homo Sapiens odierno è relativamente giovane: ha circa 200 mila anni.

Ma andando ancora a ritroso, è molto interessante capire i processi che hanno portato alla comparsa di alcune parti del corpo oggi cruciali. Ad esempio, da pochissimo, sembra aver preso corpo una teoria sull’avvento delle mani.

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Galeotto fu l’elpistostege

Secondo una ricerca che si è svolta tra Canada ed Australia e che è stata pubblicata su Nature, la prima specie che presentò qualcosa di simile ad una mano fu l’elpistostege (Elpistostege watsoni).

Il ritrovamento di un fossile di questo tetrapodomorfo estinto a Miguasha, Canada, ha evidenziato la presenza di ossa simili a quelle che troviamo nei primati. Si trattava in tutto e per tutto di una “pinna“, che però presentava omero, radio, ulna, carpo e falangi. Il fossile di questo antichissimo pesce dunque sembra aver fornito la prima prova paleontologica utile ad una ricostruzione evoluzionistica.

“Questa scoperta spinge indietro l’origine delle dita ed evidenzia anche come l’evoluzione della mano sia iniziata molto prima di quanto si è sempre ipotizzato, cioè poco prima che i pesci lasciassero l’acqua”

Con queste parole, John Long, tra i ricercatori firmatari dello studio, sembra confermare quella che potrebbe essere una particolarissima novità.