Vi raccontiamo molto spesso di una società in cui l’uomo ha costantemente la priorità su tutto ciò che lo circonda. Onestamente, quando facciamo un discorso del genere, ci sentiamo di dover criticare la nostra specie: fingere di essere proprietari della nostra Terra non ci può autorizzare a compiere un determinato tipo di gesti.

Purtroppo però questo genere di problemi di sorta non sembrano farseli molte autorità competenti. In alcuni luoghi in cui la natura tende a regnare incontrastata, l’uomo deve provvedere alla difesa dei propri terreni affinché questi non vengano invasi dagli animali selvatici. Il vero problema è che, nella maggior parte dei casi, sono autorizzati dei gesti totalmente inconcepibili.

Motivazioni discutibili

Parlando di terreni, ci riferiamo soprattutto a quelli coltivabili. Agli animali selvatici purtroppo è complicato insegnare dove poter sostare e dove no. Questa faccenda sembra infastidire particolarmente chi ha degli interessi economici nel campo agroalimentare. Nella provincia di Belluno ad esempio questo problema esiste con i cervi, che puntualmente tendono a distruggere le coltivazioni antropiche.

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La soluzione prevista dalle autorità però ci lascia sconcertati: nelle scorse giornate infatti è stato autorizzato ufficialmente l’abbattimento di circa 3000 esemplari, tra cui anche femmine e cuccioli. È anticipato dunque il periodo in cui è autorizzata la caccia libera: subito dopo Ferragosto questa terribile attività potrà essere compiuta.

Il territorio del bellunese è caratteristico proprio per l’altissimo tasso di animali selvatici presenti. Si contano circa 10.400 cervi, 13.600 caprioli, 2.400 mufloni, 7.250 camosci e moltissimi cinghiali. La speranza è che si possano trovare quanto prima soluzioni più consone piuttosto che l’autorizzazione di una pratica che definire retrograda sembra assolutamente un eufemismo.