Quando parliamo dell’inquinamento dei mari purtroppo non siamo mai realisti fino in fondo. Nonostante quella a cui facciamo riferimento sia una delle tragedie ambientali più tangibili agli occhi umani, questa in realtà si dimostra essere molto più grave del previsto.

Se infatti possiamo osservare la pessima condizione delle spiagge che frequentiamo abitualmente a livello di inquinamento, non possiamo invece vedere ciò che si nasconde nei fondali. La scienza si prodiga per fornirci delle informazioni quanto più accurate a riguardo, in maniera da consegnarci dei moniti che siano chiari e limpidi. Continuando su questi standard, finiremo ad ingerire più plastica che cibo nei prossimi decenni. Non si tratta di uno scherzo, vediamo perché.

Situazione insostenibile

La mentalità consumistica ci ha portati a riempire il nostro Pianeta di materiali plastici, i quali sono di difficile smaltimento. Il nostro modo di vivere, da sempre, è stato incentrato prettamente sulla semplificazione dei processi. È stata dimenticata però quella che dovrebbe essere la reale priorità: il rispetto dell’ambiente.

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A largo degli oceani, a migliaia di chilometri dalle coste, possiamo trovare buste e bottiglie di plastica. Queste non fanno altro che rilasciare microparticelle che poi ci tornano indietro tramite il ciclo dell’acqua e la pesca. Uno studio dell’Istituto di scienze marine di Barcellona ha voluto dare una spiegazione alla morìa di sardine che si è verificata negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo.

I risultati, pubblicati su Marine Pollution Bulletin ci dipingono uno scenario spaventoso: la metà delle sardine (58%) e delle acciughe (60%) che vivono nel Mare Nostrum  presentano chiari e palesi residui di materiali plastici inquinanti all’interno dell’intestino. Una realtà imbarazzante per la quale ormai possiamo fare ben poco. C’è da dire che però, se non programmiamo un cambiamento radicale, finiremo per pagarne atroci conseguenze.