Parlare di uomini che mangiano i cani nel 2020, non vi sembra leggermente anacronistico? Saremmo molto felici di spiegarvi che si tratta di una pessima storia inventata, ma purtroppo non è così. Secondo diverse culture sparse per il mondo, quella canina è una delle carni più prelibate che esistano.

Una delle civiltà che acconsente a questo scempio è quella cinese. Siamo abbastanza sorpresi da ciò, poiché parliamo di una delle culture più antiche e tradizionali non solo dell’Asia, ma di tutto il globo. D’altro canto però, se pensiamo a come vengono vendute moltissime specie di animali nei tipici “wet market“, capiamo immediatamente che rischiamo di sbattere la testa contro un muro.

Forse ultima edizione?

Come detto, purtroppo in Cina i mercati sono pieni di animali in vendita all’interno di gabbie ignobili ed in condizioni realmente pietose. Il cane, che nella gran parte della Terra è considerato il “migliore amico” dell’uomo, qui è commestibile e fa gola a moltissimi appassionati di cucina.

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Noi onestamente del sapore della carne di cane non ci interessiamo minimamente, e preferiamo accudire i nostri cuccioli con tutto l’amore che si meritano. Da qualche giorno a Nanchao, periferia di Yulin, sta avendo luogo il celebre “Lychee and Dog Meat Festival“, letteralmente la “sagra della carne di cane”.

Almeno il 5% della popolazione lo fa regolarmente tutti i giorni, secondo i dati della Human Society International. Sembra poco, ma su un miliardo e mezzo di persone vuol dire comunque la morte di milioni di cani

Moltissimi attivisti di tutto il mondo si sono trovati a salvare cuccioli ormai destinati al macello. Le associazioni sono in subbuglio, ma purtroppo sarebbe necessaria una forte scossa culturale per evitare questo massacro. In moltissimi, chiedono l’intervento di organizzazioni internazionali per evitare questo triste destino a milioni di cuccioli. E pensare che solo poco tempo fa, il Ministero dell’Agricoltura cinese ha dichiarato cani e gatti “animali da compagnia”, togliendoli definitivamente dalla lista di quelli “da bestiame”.