Le barriere coralline costituiscono uno degli spettacoli che il mondo subacqueo possa offrirci da sempre. Negli anni le foto di questi luoghi, anche grazie alla diffusione di internet hanno fatto il giro del mondo lasciando a bocca aperta miliardi di persone.

Queste però non apparivano sui mass media per una questione piacevole: moltissime barriere coralline hanno pagato con la propria scomparsa le conseguenze dei cambiamenti climatici. Le associazioni ambientaliste, da sempre, hanno tenuto alla preservazione di tale patrimonio. Inoltre, trovandosi nella maggior parte dei casi in acque poco profonde, queste formazioni sono state soggette a ladraggio non consentito da parte di commercianti o comunque cittadini privati.

Va difeso con le unghie

La tendenza dunque è quella di tentare di preservare al meglio queste aree caratteristiche dei nostri mari. Il più delle volte questo avviene dichiarando “territorio protetto” l’area di interesse. Purtroppo poi queste definizioni rimangono tali, fruttando esclusivamente un inasprimento delle pene nel caso si venga scoperti a rubare un “pezzo” di barriera.

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Come detto, le barriere coralline sono solite sorgere in acque relativamente basse, dove il contatto con la luce del sole è costante. Ma esiste anche una variante che nasce in acque più profonde. Nei pressi della caldera vulcanica di Cabliers infatti, nel mare di Alboran, a largo della Spagna alla profondità media di 350 metri c’è la barriera corallina più grande di tutto il mediterraneo. 

Circa 50.000 metri quadrati sono considerabili vivi. I tumuli che hanno formato gli scheletri di corallo biancastro per decine di migliaia di anni raggiungono i 100 metri di altezza e servono da rifugio per molte specie di fauna. Ma la tranquillità di cui gode la barriera corallina, che le consente di continuare a crescere, è il risultato del caso.

 “Altre zone di pesca potrebbero essere esaurite e i pescherecci con potrebbero volersi allontanare e arrivare qui. Anche le flotte a strascico che passano nelle vicinanze, verso l’Atlantico, potrebbero decidere di pescare in questa zona”

Questo il monito di alcune associazioni ambientaliste, che vorrebbero quantomeno una dichiarazione di “zona protetta” per questo spettacolo della natura ancora “puro“.