In questo momento dipendiamo molto da ciò che ci raccontano i mass media. Inevitabilmente è così, visto che non possiamo mettere piede fuori dalle nostre abitazioni se non per necessità realmente primarie. Come immaginabile, la sfera mediatica è stata monopolizzata dall’argomento coronavirus, e di conseguenza da esperti del settore che possano spiegare l’importanza che ha ogni piccolo gesto nell’eventualità di un contagio.

Inevitabilmente grazie a questi discorsi è tornata in voga la salute pubblica. Il modello che l’Italia ha messo in piedi in pochi giorni è stato apprezzato da tutto il mondo, venendo preso ad esempio da moltissime altre nazioni. Come spesso accade, nel momento della difficoltà, nel nostro paese, ci facciamo forza e ci rialziamo tutti assieme. Al momento i numeri ci stanno dando ragione, ma non è assolutamente il momento di abbassare la guardia vanificando gli sforzi fatti fino ad oggi.

Strane abitudini

Questo dunque non è altro che un momento di massima unità. Seppur lontani l’uno dall’altro, ci sentiamo vicini poiché stiamo remando tutti verso lo stesso obiettivo. Quando sentiamo parlare di sanità, diamo per scontato che in tutto il mondo questa sia pubblica. Di fatto non è così, ed un esempio lampante ce lo concedono gli Stati Uniti d’America. Da sempre patria e modello della civiltà, questi incarnano uno dei paradossi più inspiegabili che la modernità ci abbia riservato.

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In America infatti la sanità non è del tutto pubblica, ed esistono delle assicurazioni che rendono possibile ogni tipo di cura. In buona sostanza, chi può permetterselo arriva anche a 100 anni, mentre chi non arriva a fine mese viene dimenticato. Bene, non sono poche le categorie che sono state escluse dalla possibilità di essere curate o anche solo intubate in terapia intensiva a causa del Covid-19. Solo per fare alcuni esempi, la discriminazione ha colpito anziani non autosufficienti, chi soffre di disturbi psichici e persone con patologie neurologiche. A noi un mondo così non piace. A voi?