La tubercolosi è una malattia infettiva che colpisce principalmente i polmoni, ed è classificata tra le prime 10 principali cause di morte al mondo. Nel solo nel 2018 ha causato 1,5 milioni vittime e ben 10 milioni nuovi casi. Secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità, in Italia si verificano circa 4mila nuovi casi all’anno.

Oggi, rispetto al passato, paiono concrete le possibilità di riuscire a prevenirla grazie all’utilizzo di un nuovo vaccino. Sebbene esista già un vaccino detto BCG, (bacillo di Calmette Guérin) per proteggere principalmente i bambini sotto i 5 anni di età, per gli adulti invece non è ancora disponibile un trattamento efficace.

Un antidoto sperimentale, appena descritto sulle pagine del New England Journal of Medicine, si sarebbe dimostrato promettente, o meglio efficace(nel 50% dei casi) nel prevenire la progressione dell’infezione (causata dal batterio Mycobacterium tubercolosis), quando è ancora latente.

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Stando alle stime, circa un quarto della popolazione mondiale ha un’infezione tubercolare latente,il che significa che sono infetti dai batteri dormienti. Non hanno quindi sviluppato la malattia, non riportano sintomi e non sono contagiosi, ossia non possono trasmettere (per via aerea) la malattia.

Tuttavia, circa il 5-15% delle persone con un’infezione latente può continuare nel corso della vita a sviluppare la tubercolosi attiva (aperta o bacillifera).

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 95% delle morti causate dalla tubercolosi avviene nei paesi in via di sviluppo. Per determinare l’efficacia del nuovo vaccino, chiamato M72/AS01E, i ricercatori hanno coinvolto 3.575 pazienti adulti in Kenya, Sudafrica e Zambia con un’infezione da tubercolosi latente, alcuni dei quali hanno ricevuto due dosi di vaccino mentre agli altri è stato somministrato un placebo.

 

Dopo circa tre anni di monitoraggio, i ricercatori hanno osservato che nel gruppo dei vaccinati ci sono stati la metà dei casi di malattia attiva rispetto al gruppo placebo.Sebbene un’efficacia del 50% dei casi sia da considerarsi bassa rispetto alla maggior parte dei vaccini per altre malattie, questo risultato deve essere considerato promettente.

“Questo è il primo vaccino che ha mostrato protezione in individui infetti e offre quindi il potenziale per proteggere un gran numero di persone”, ha spiegato al New Scientist Barry Bloom della Harvard School of Public Health, che non è stato coinvolto nello studio. “Anche se solo il 50% fosse efficace, con 10 milioni di nuovi casi e 1,5 milioni di morti ogni anno, il numero di vite che potrebbero essere salvate sarebbe enorme”.

 

Daranno, però, necessari studi più ampi per valutare meglio l’efficacia del vaccino prima che possa essere autorizzato all’uso. Se tutto andrà secondo i piani, esso potrebbe essere disponibile entro il 2028.