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COLESTEROLO E MALATTIA CARDIOVASCOLARE

Redazione 11 Giugno 2015

Il colesterolo è, dal punto di vista chimico, uno steroide: esso rappresenta la struttura base di innumerevoli sostanze fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo. La sua presenza è stata evidenziata nei calcoli della cistifellea nel 1784; nel 1975 il premio Nobel John W. Cornforth ha precisato l’orientamento spaziale degli atomi di idrogeno sulla molecola, spiegando così le caratteristiche chimico-fisiche di questa sostanza.

Il colesterolo è indispensabile per la vita animale.

FUNZIONI del COLESTEROLO

 

Il colesterolo:

1) è un componente essenziale della membrana cellulare di tutte le cellule animali:

2) insieme con le molecole proteiche regola lo scambio delle sostanze messaggere attraverso la membrana cellulare;

3) è indispensabile per la crescita e la divisione cellulare;

4) è il precursore, cioè la struttura base, della sintesi degli ormoni steroidei come aldosterone, cortisone, testosterone, estradiolo ecc. (vedi ghiandole surrenali) e della vitamina D;

5) è fondamentale per lo sviluppo dell’embrione;

6) prodotto nel fegato, è utilizzato in buona parte per la sintesi della bile: questa sostanza viene secreta nel duodeno ed è impiegata per emulsionare i grassi alimentari, rendendoli, così, assorbibili dall’intestino tenue.

Nella specie umana la maggior parte del colesterolo necessario per il corretto funzionamento dell’organismo, viene prodotta per biosintesi endogena; solo una piccola parte viene introdotta per via esogena attraverso gli alimenti.

La biosintesi del colesterolo è regolata dalla concentrazione intracellulare dello stesso e degli ormoni insulina e glucagone (meccanismo di “feed back”): l’organismo lo sintetizza solo in caso di necessità, e ciò al fine di non impiegare energia inutilmente.

Tuttavia, quando questo meccanismo di controllo non è perfettamente calibrato, accade che parte del colesterolo LDL, se in eccesso, si deposita sulle pareti interne delle arterie formando delle placche, (ateromi): via via che il colesterolo aderisce, l’ateroma diventa sempre più esteso ed aumenta anche il suo spessore. Ciò comporta una diminuzione della flessibilità dei vasi ed un restringimento, graduale ma costante, del lume degli stessi con la conseguenza di un notevole aumento delle resistenze periferiche: il cuore, a questo punto, subisce un continuo affaticamento, che, a lungo andare, può residuare in gravissime patologie cardiovascolari, come infarti, ictus, emorragie cerebrali, ischemie, etc.

A questo punto occorre fare una precisazione: nella moderna pratica clinica viene prestata molta attenzione al rapporto Colesterolo totale/HDL che rappresenta l’INDICE DI RISCHIO della MALATTIA CARDIOVASCOLARE: tale indice per i soggetti sani deve essere inferiore a 5 per l’uomo e a 4,5 per la donna.

Naturalmente è necessario precisare che i fattori di rischio relativi alla mortalità cardiovascolare sono molti, di cui l’ipercolesterolemia rappresenta sicuramente uno dei più importanti.

Occorre aggiungere, per completezza, che anche i valori troppo bassi di colesterolo “sembrano correlati” ad un aumentato rischio di morte causata da alcuni tumori, ictus cerebrali e polmonari, alcune malattie infettive, incidenti, suicidi e malattie degenerative. Nella pratica medica, tuttavia, si parla solo dei rischi connessi ai valori elevati e quasi mai di quelli derivanti dai valori troppo bassi, in quanto la relazione causale tra una colesterolemia bassa e gli eventi avversi è estremamente dubbia (almeno per il momento!).

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