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Gli integratori potrebbero aumentare il rischio di malattie cardiache: il nuovo studio allarmante

Argia Renda 27 Febbraio 2024
Integratori malattie cardiache

Integratori -biopianeta.it

E’ vero che gli integratori alimentari possono in qualche modo anche aumentare il rischio delle malattie cardiache? Lo studio.

E’ un argomento che interessa davvero moltissime persone e che per nessuna ragione può essere preso sotto gamba: stiamo parlando degli integratori e delle vitamine, che per un motivo o l’altro, tantissimi si trovano ad assumere nel corso della loro vita.

Integratori malattie cardiache
Integratori -biopianeta.it

Ebbene, la domanda è la seguente: è vero che alla lunga la loro assunzione potrebbe portare allo sviluppo di malattie cardiache? Partiamo dal presupposto che in mercato ne esistono davvero tantissime, ognuna per diverse esigenze. Tante volte è necessario essere consapevoli di non esagerare con una cosa positiva. Pare infatti che uno studio abbia portato alla luce questo rischio e la cosa è allarmante e non poco. Ma entriamo nel vivo della questione.

Integratori e malattie cardiache: uno studio conferma il rischio

Ci sono nuove importanti riflessioni sulla questione. E’ possibile che l’assunzione degli integratori alimentari, alla lunga possa aumentare il rischio di contrarre delle malattie cardiache. Ad averlo confermato è stato uno studio appena pubblicato.

Integratori e malattia cardiaca: lo studio lo conferma
Integratori B3 -biopianeta.it

Ad avere condotto il tutto sono stati i ricercatori della Cleveland Clinic che hanno scoperto un comune integratore e additivo alimentare, la vitamina B3 (o niacina), possa effettivamente aumentare il rischio di malattie cardiache. Quella che si trova anche nel pollame, nel pesce, nelle banane e nelle noci e delle volte può essere aggiunta anche nella farina, ai cereali, al pane.

L’assunzione eccessiva di questa vitamina porta alla formazione nel sangue di un metabolita che si chiama 4PY, lo stesso che poi porta ad innescare una infiammazione con il conseguente danno per i vasi sanguigni. I ricercatori che hanno provveduto allo studio lo hanno identificato analizzando il plasma di alcuni pazienti che hanno una malattia cardiaca stabile.

“La cosa interessante è che questo percorso sembra essere un contributo precedentemente non riconosciuto ma significativo allo sviluppo di malattie cardiovascolari“, ha detto Hazen, che è anche capo della co-sezione di Cardiologia Preventiva presso l’Heart, Vascular & Thoracic Institute della Cleveland Clinic e ancora: “Inoltre, possiamo misurarlo, il che significa che esiste il potenziale per test diagnostici. Queste intuizioni pongono le basi per lo sviluppo di nuovi approcci per contrastare gli effetti di questa condizione”.

La soluzione migliore sarebbe quella di eliminare l’apporto di niacina e in caso di somministrazione di integratori, parlare prima di tutto con il proprio medico, specialmente nel caso in cui si voglia assumere la vitamina B3.

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