Ambiente

Il potere delle barriere coralline: fanno crescere gli atolli nel Pacifico

Vi abbiamo riportato molto spesso il ciclo di eventi che è scaturito dal disinteresse umano. I gas serra si accumulano in quantitativi spropositati, dando vita al surriscaldamento globale. Questi cambiamenti climatici non fanno altro che alterare gli equilibri naturali, modificando le caratteristiche ambientali del nostro Pianeta. Un esempio su tutti è quello dei ghiacci attorno ai poli che, viste e considerate le temperature medie in costante aumento, finiscono per sciogliersi sempre più velocemente. Il ghiaccio allo stato liquido finisce in mare, innalzando il suo livello: alcune proiezioni sono spaventose. Molti atolli oceanici dovrebbero dunque scomparire ben presto, sovrastati dall’acqua.

Contrariamente a quanto affermato, una ricerca svolta dall’Università di Auckland sostiene che molti di questi atolli stiano guadagnando terreno negli ultimi decenni. Il merito di tale processo sarebbe da attribuire alle barriere coralline. Gli esperti sostengono che questa ricerca possa essere in grado di aiutare le zone più vulnerabili a bilanciare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Qualche barriera corallina in più

La ricerca ha rilevato che la maggior parte degli atolli presenti nell’arcipelago delle Maldive, negli ultimi 60 anni hanno aumentato la loro area fino all’8%. Per fortuna tale crescita non è avvenuta solo nella zona sovracitata ma anche negli arcipelaghi più sperduti dell’Oceania, come Isole Marshall, Tuvalu, Tokelau e Kiribati.

Come dicevamo il merito di tutto ciò è da attribuire alla presenza delle barriere coralline. Tutti gli atolli che hanno fatto riscontrare la caratteristica raccontata in precedenza sono costituiti prettamente da conchiglie, coralli e altri sedimenti rilasciati dalle barriere coralline circostanti. Nelle zone oceaniche in cui queste ultime godono di ottima salute, è possibile riscontrare un ampliamento degli atolli stessi dovuto proprio alla presenza dei suddetti sedimenti. Insomma, la natura finisce nuovamente per sorprenderci: in epoca moderna ha infatti capito come bilanciare le altrimenti tragiche conseguenze dei cambiamenti climatici.

 

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