Molto spesso facciamo riferimento agli equilibri previsti dalla Natura affinché la vita possa svolgersi nel migliore dei modi. Nella maggior parte dei casi intendiamo questi come qualcosa di perfetto e clamorosamente funzionale alla riuscita dell’intento primario.

Ciò che troppo frequentemente dimentichiamo però, oggi diventa un po’ più chiaro. Un equilibrio naturale rimane tale nel momento in cui l’uomo non interviene nel modificarlo. Questo concetto di pressione antropica è polimorfo: vale sia per l’intervento invasivo nei confronti del cosiddetto equilibrio, che nel caso in cui questo non venga alterato ma spinto all’esagerazione. Questo sicuramente è il caso derivante dal sovrappopolamento del globo terrestre: necessitiamo di maggiori viveri, e dunque di dosi più grandi di prodotti agro-alimentari e di capi di bestiame.

Lo avreste mai detto?

Su tutta la Terra si stima la presenza di circa 3 miliardi di bovini ed ovini da allevamento: parliamo di un rapporto molto vicino ad uno di questi animali ogni due uomini. Nulla di strano direte: non è propriamente così. Le mucche, seppur inconsapevoli, contribuiscono in una maniera spaventosa all’inquinamento globale. Si pensi che per ogni litro di latte prodotto, vengono emessi 35 litri di gas metano. Questo, in media, può arrivare a toccare i 300 litri giornalieri per ogni capo.

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È partita da qualche tempo una sperimentazione molto particolare: al classico fieno, in moltissimi casi, è aggiunta una piccola dose di alghe rosse Asparagopsis. Queste, almeno secondo una parte della comunità scientifica, sarebbero in grado di ridurre i numeri spaventosi. Pensare che l’allevamento di bestiame nei quantitativi odierni possa inficiare sul Pianeta più del settore dei trasporti, fa realmente riflettere.

Una conferma definitiva a questa teoria non esiste ancora, ma probabilmente è il caso di provare una nuova strada. L’alga in questione sarebbe in grado di ridurre le emissioni di metano per un minimo del 24% rispetto al totale. Tentar non nuoce.