Troppe volte abbiamo sentito di spiagge invase da un mare di petrolio. Questi eventi sono molto più che drammatici per il nostro pianeta. Le perdite di questa sostanza all’interno dell’acqua uccidono qualunque forma di vita si trovi sulla loro strada.

La flora marina soffoca completamente, mentre i pochi fortunatissimi animali che riescono a salvarsi, hanno bisogno di un pronto intervento di pulizia da parte dell’uomo. Considerando che la colpa è esclusivamente della nostra specie, abbiamo il dovere morale di risolvere prontamente ogni situazione di questo tipo. I combustibili fossili peraltro si stanno esaurendo, ed è stato scientificamente provato che l’abuso che ne abbiamo fatto ha provocato serissimi danni climatici.

Forse una via di fuga?

Tralasciando per un attimo i danni che la combustione di questa sostanza porta al nostro pianeta, oggi vogliamo spostare il focus sull’inquinamento da rilascio in mare.

--pubblicità--

Purtroppo accade molto spesso che un’imbarcazione che trasporta questo genere di sostanze abbia una perdita o affondi in mare, inficiando in maniera considerevole sull’ambiente circostante. Nonostante il progresso tecnologico sia in continuo sviluppo, non esiste ancora una soluzione pratica per ripulire acqua e spiagge in maniera definitiva. Le conseguenze sono atroci e durature.

Katherine French della University of California, Berkeley ha ideato un sistema rivoluzionario che potrebbe finalmente avere un risvolto pratico positivo sull’argomento. Secondo la studiosa infatti, modificando geneticamente alcuni batteri sarebbe possibile eliminare ogni residuo di petrolio dalle spiagge.

Secondo lo studio effettuato da lei e dai suoi collaboratori infatti alcuni batteri sono in grado di produrre enzimi che “digeriscono” gli idrocarburi. In questa maniera il petrolio è “smontato” chimicamente. Certo, l’utilizzo di un batterio banalmente non sembra essere la soluzione più consona. Di certo però potrebbe segnare una svolta epocale in questo campo.