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Urban garden, l’orto va in città

Sono tanti e tutti validi motivi che stanno alla base del boom degli urban garden, gli orti cittadini che sempre più persone scelgono di tenere nei loro giardini o balconi: dalla crisi che da anni attanaglia le nostre famiglie e che quindi ci spinge a cercare di risparmiare in vista di momenti migliori, alla voglia di vivere in città più verdi; dalla consapevolezza crescente dell’importanza di consumare cibi freschi e naturali, fino al relax che spesso si associa al coltivare. Fatto sta che negli ultimi anni questa pratica ha raggiunto numeri davvero ragguardevoli.

 

Uno sviluppo in crescendo: città più verdi con gli urban garden

La Fao calcola che siano ben 800 milioni le persone che in tutto il mondo praticano l’agricoltura urbana, nelle sue diverse espressioni, dagli orti in terrazzo agli orti civici, arrivando a produrre circa il 20% del cibo complessivo. Addirittura, secondo la rivista scientifica online Environmental Research Letters, grazie all’utilizzo dei satelliti, si è riscontrato che nel mondo, gli urban garden (quelli situati entro un raggio di 20 chilometri dalle città), occupano una superficie pari ai 28 Stati dell’Unione Europea. Ancora dati della Fao: “Per il 2025 le proiezioni demografiche indicano che più di metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo – circa 3,5 miliardi di persone – vivrà in agglomerati urbani” (http://www.fao.org/news/story/it/item/45669/icode/). La scelta dunque di promuovere all’interno di tali agglomerati gli orti urbani va nella direzione di assicurare alimenti sani e nutrienti, mezzi di sussistenza sostenibili e migliori condizioni di salute. Da non sottovalutare i numeri italiani, certificati dalla Coldiretti: al 2013 i contadini urbani nel nostro Paese erano la bellezza di 5 milioni. Dal 2011 al 2013, secondo una indagine condotta proprio dalla Coldiretti e dal Censis, la superficie degli urbani garden è triplicata passando da 1,1 milioni a oltre 3 milioni di metri quadri. Ragioniamo secondo percentuali: “Se a livello nazionale praticamente la metà delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia nel 2013 hanno messo a disposizione orti urbani – spiega la Coldiretti -, esiste una forte polarizzazione regionale: la percentuale sale all’81 per cento nelle città del Nord (oltre che a Torino, superfici consistenti sono dedicate anche a Bologna e Parma, entrambe intorno ai 155mila mq), meno di due città capoluogo su tre nel Centro Italia hanno orti urbani, mentre nel Mezzogiorno sono presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro”.

 

L’orto urbano: dall’idea alla pratica

Ma cos’è in realtà un orto urbano? Si definisce urban garden un piccolo appezzamento di terra destinato alla produzione di fiori, frutta, ortaggi per i bisogni dell’assegnatario e della sua famiglia. Vari appezzamenti, poi, possono essere eventualmente aggregati in colonie organizzate unitariamente. Si va dunque dai piccoli orti lavorati nei pressi delle case o ricreati nei terrazzi e nei balconi a esperienze più grandi e condivise. Gli orti comunali, ad esempio, sono aree verdi che i Comuni mettono a disposizione dei cittadini attraverso apposite concessioni e per le quali bisogna pagare un piccolo affitto. Sono veri e proprio luoghi di socialità, spesso frequentati certo con lo scopo di approvvigionarsi del cibo necessario a prezzi minimi, ma anche per mettere in comune il tempo, e non solo gli sforzi. Il primo passo è quindi fare domanda di richiesta del terreno al Comune entrando in lista di attesa. Vi sono poi dei requisiti necessari perché alla domanda venga data una risposta positiva, come, ad esempio, non avere conviventi già assegnatari di un orto urbano. L’assegnazione dello spazio dura per alcuni anni: alla fine di tale termine ci può essere un rinnovo oppure lo spazio viene messo a disposizione di altre persone attraverso un nuovo procedimento di selezione. Un’altra tipologia di urban garden sono i cosiddetti orti verticali, che, nel caso delle famiglie o di singoli cittadini, permettono di coltivare frutta e verdura in spazi ristretti utilizzando appositi pannelli, trasformando così il proprio balcone in un’area verde. Ma ci sono anche i grandi orti verticali, quelli che vediamo sulle pareti dei grandi palazzi delle città, i cosiddetti green building: unendo vari sistemi modulari si possono coltivare le piante più diverse, comprese quelle a fini alimentari. All’indubbio vantaggio di riuscire a coltivare autonomamente tali piante, si aggiunge quello di migliorare la qualità estetica dell’edificio e ancora un netto risparmio energetico, grazie alla capacità delle piante di assorbire i raggi ultravioletti e il calore. Fanno sempre parte di questa tipologia i corporate garden, frequenti soprattutto in America, nei quali gli impiegati delle aziende si occupano degli orti aziendali, veri e propri luoghi e occasioni di socializzazione (tra i primi orti aziendali quelli di Google e Yahoo).

 

Best practices: gli urban garden che “arredano” l’Europa

Capitale europea per quantità e qualità di orti urbani risulta essere Berlino, con i suoi oltre 100 orti sparsi per tutta la città. Tra le eccellenze della città tedesca, annoveriamo di sicuro l’Allmende Kontor, un grande urban garden che è stato costruito sugli spazi delle piste di atterraggio del Tempelhof, storico aeroporto della periferia di Berlino (http://www.allmende-kontor.de/). Chiuso nel 2008 per la scarsità di passeggeri in transito, è stato valorizzato inizialmente da alcuni berlinesi che hanno scelto di sfruttare questo enorme spazio per coltivare fiori, piante e ortaggi. Ogni cittadino può richiedere il proprio spazio e coltivarlo seguendo i principi dell’agricoltura biologica. Ma a Berlino c’è anche il Prinzessinnengarten, “Giardino delle Principesse” (http://prinzessinnengarten.net/). Si tratta di un urbano garden dalle dimensioni davvero notevoli, circa 6.000 metri quadrati, nato nel 2009 nel pieno centro della capitale. Un luogo ormai fatiscente e abbandonato si è trasformato in uno spazio verde ricco di piante ornamentali, ortaggi ed erbe aromatiche che vengono coltivate in cassette di plastica, cartoni di latte o sacchi di riso, seguendo così la nuova frontiera della agricoltura mobile: tutto è facilmente trasportabile così da evitare le contaminazioni inquinanti del suolo e da poter spostare alcune delle coltivazioni per dar vita a nuove aree verdi in altri punti della città. Le altre città europee che hanno deciso di investire maggiormente nella realizzazione di orti urbani (secondo uno studio del sito scambieuropei, specializzato nella mobilità giovanile) sono Todmorden, piccola cittadina inglese nel West Yorkshire soprannominata dagli abitanti: “Todmorden Incredible Edible”, ovvero “Todmorden incredibilmente commestibile”, dove una riuscita collaborazione fra abitanti e istituzioni ha portato a sfruttare ogni metro quadrato di verde pubblico per la coltivazione condivisa tanto da pensare di arrivare, entro il 2018, alla piena autosufficienza alimentare; Barcellona, nella quale la diffusione degli urban garden è stata promossa soprattutto dal “Movimento 15-M” (Movimento di protesta nazionale del 15 maggio 2011); Parigi, che grazie al suo piano di “vegetalizzazione urbana” conta di raggiungere la bellezza di cento ettari di verde supplementare tra tetti e muri vegetali entro il 2020 (http://www.scambieuropei.info/i-5-migliori-orti-urbani-in-europa/).

 

In Italia l’urban garden diventa didattico

Tra le cinque città messe in luce da scambieuropei ce n’è anche una italiana: Firenze. Eccellenza del capoluogo toscano l’esperienza di Orti dipinti (https://www.facebook.com/CommunityGardens), orto sociale inaugurato nel 2013 in pieno centro. Nato su una ex pista di atletica, è stato sviluppato dall’architetto Giacomo Salizzoni e dato in uso alla Cooperativa Barberi che aiuta ragazzi disabili. Nel nostro Paese è molto frequente una tipologia di urban garden che unisce alla spinta verso il vivere green obiettivi didattici ed educativi: l’orto scolastico. Un esempio davvero riuscito è quello di Hortus Urbis di Roma, allestito nel cuore del Parco dell’Appia Antica. Qui a prendersi cura delle piante, che sono solo quelle presenti nei testi classici, come ad esempio gli scritti di Catone e Virgilio, sono i bambini e le loro famiglie. Addirittura una realtà importante come quella di Slow Food ha dimostrato di credere molto nella funzione educativa di tali orti e dal 2004 ha dato vita a Orto in condotta, un progetto completo con percorsi formativi per gli insegnanti, attività di educazione alimentare e del gusto e di educazione ambientale per gli studenti e seminari per genitori e nonni ortolani, aiutando a creare ben 500 orti scolastici in tutta Italia.