Se hai incontrato la fava cottora al mercato contadino o in qualche bottega biologica dell’Umbria e ti sei chiesto come cucinarla, sei nel posto giusto. Questa piccola varietà di fava, quasi dimenticata per decenni, è oggi considerata uno dei legumi più interessanti della tradizione italiana: tenera, digeribile, versatile in cucina e con una storia secolare alle spalle. In questo articolo esploriamo insieme la sua identità, il perché vale la pena portarla in tavola, e come trasformarla in piatti semplici ma davvero soddisfacenti — con qualche fava cottora ricetta concreta da cui partire subito.
Che cos’è la fava cottora e da dove viene
Il nome dice già tutto: cottora significa che cuoce bene, facilmente, senza bisogno di sbucciarla o decorticarla prima della cottura. È proprio questa caratteristica a renderla unica nel panorama dei legumi italiani. A differenza delle fave comuni, che richiedono spesso la rimozione della buccia esterna per risultare piacevoli al palato, la fava cottora si mangia intera, buccia compresa, con una texture morbida e un sapore delicato che non ha nulla da invidiare alle varietà più diffuse.
Viene anche chiamata mezza fava — mezzo fagiolo nel senso letterale — per via delle sue dimensioni ridotte rispetto alla fava classica. Non è una varietà nana per caso: è il frutto di una selezione millenaria operata dagli agricoltori locali, generazione dopo generazione, adattandola ai suoli argillosi e privi di calcare tipici dell’Amerino, la zona collinare dell’Umbria meridionale che si estende tra Terni, Amelia e Orvieto. Questo territorio, compreso tra i comuni di Todi e Orvieto, con il suo microclima particolare e la composizione chimica del terreno, ha plasmato nel tempo un ecotipo vegetale che non cresce uguale da nessun’altra parte.
La semina avviene tradizionalmente nei primi giorni di novembre, con tre fino a sette semi per buca, seguendo pratiche agricole tramandate oralmente di padre in figlio. Il raccolto è ancora oggi effettuato a mano, con metodi tradizionali che rispettano la pianta e garantiscono la qualità del prodotto finale. Non si tratta di nostalgia romantica: è una scelta consapevole, perché la meccanizzazione rischierebbe di danneggiare i baccelli teneri e di compromettere la qualità del seme.
Dal 2016, la fava cottora dell’Amerino è riconosciuta come Presidio Slow Food, l’unico nella provincia di Terni. Questo riconoscimento non è solo un attestato di eccellenza gastronomica: è un atto di tutela verso una biodiversità agricola che rischiava di scomparire. Tra i protagonisti di questo recupero ci sono persone come Mara Quadraccia, ex insegnante di lingue, ex politica e ambasciatrice Slow Food dal 2015, studiosa di storia alimentare di Amelia, e coltivatori come Alessandro Ronca, che nei primi anni Duemila ha trasformato un rudere in un’azienda agricola, fondando anche un parco di energie rinnovabili. Storie diverse, unite dalla stessa convinzione: che certi sapori e certe piante meritino di sopravvivere.
Perché vale la pena cucinarla: valori nutrizionali e sostenibilità
La fava cottora è descritta dalle fonti come un legume piccolo, tenero, nutriente e altamente digeribile. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante per chi ha un rapporto complicato con i legumi: molte persone li evitano proprio per i problemi digestivi che possono causare. La buccia sottile e la struttura del seme rendono la fava cottora più gentile con l’apparato digerente rispetto alle fave comuni, il che la rende adatta anche a chi di solito fa fatica con i legumi.
Dal punto di vista nutrizionale, i legumi in generale sono una delle fonti proteiche vegetali più complete e accessibili. Apportano fibre, minerali e una quota energetica bilanciata, e sono da secoli la base della dieta mediterranea contadina — non per mancanza di alternative, ma perché funzionano davvero. La fava cottora non fa eccezione: è un alimento denso di nutrienti in un formato piccolo e pratico.
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C’è anche una dimensione ecologica da non sottovalutare. Le fave, come tutti i legumi, appartengono alla famiglia delle Fabaceae e hanno la straordinaria capacità di fissare l’azoto atmosferico nel suolo attraverso batteri simbiotici nelle radici. Questo significa che coltivare fave migliora la fertilità del terreno naturalmente, riducendo la necessità di fertilizzanti chimici. Scegliere la fava cottora significa quindi sostenere un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente, valorizzare la biodiversità locale e contribuire alla sopravvivenza di un ecotipo unico. Acquistarla da produttori locali dell’Amerino è, in piccolo, un gesto concreto di economia circolare e filiera corta.
Come riconoscerla e dove trovarla
Trovare la fava cottora fuori dall’Umbria non è semplicissimo, ma non è impossibile. I canali migliori sono i mercati contadini biologici, le botteghe specializzate in prodotti tipici regionali, e sempre più spesso i negozi online di alimentari naturali e presidi Slow Food. Se hai la fortuna di visitare il territorio tra Todi, Amelia e Orvieto, puoi trovarla direttamente dai produttori locali, spesso in forma di fava secca — il formato più comune fuori stagione.
Come riconoscerla? La fava cottora è notevolmente più piccola della fava comune: il seme secco ha dimensioni ridotte, quasi a metà rispetto a quello che si trova normalmente in commercio. Il colore è beige-marrone chiaro, con una superficie liscia. Una volta cotta, mantiene una forma definita ma si ammorbidisce completamente, senza restare dura al centro come può succedere con le fave più grandi. Se la trovi fresca, in primavera, il baccello è piccolo e tenero, e i semi all’interno sono già di dimensioni contenute.
Puoi anche trovarla già decorticata o in forma di farina, ma la versione intera secca è quella che offre la massima versatilità in cucina e conserva meglio le sue proprietà. Conservala in un barattolo di vetro chiuso, in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce diretta: durerà comodamente un anno senza perdere qualità.
Come cucinarla senza sbagliare: tecniche di base
La prima buona notizia è che la fava cottora non richiede la decorticazione preventiva — è proprio per questo che si chiama così. Puoi cuocerla con la buccia senza che questa diventi dura o fastidiosa. La seconda buona notizia è che è relativamente rapida da cuocere rispetto ad altri legumi secchi.
Ecco le regole di base per una cottura riuscita:
- Ammollo: anche se alcune fonti tradizionali la cuociono senza ammollo, mettere la fava cottora in acqua fredda per almeno 8-12 ore (o tutta la notte) aiuta a ridurre i tempi di cottura e migliora ulteriormente la digeribilità. Scola e risciacqua bene prima di cuocere.
- Cottura in acqua fredda: parti sempre da acqua fredda, non salata. Il sale aggiunto troppo presto tende a indurire la buccia dei legumi. Porta a ebollizione lentamente, poi abbassa la fiamma.
- Fiamma bassa e coperchio: la fava cottora vuole una cottura dolce, a fuoco medio-basso, con il coperchio leggermente scostato. Un bollore troppo vivace rischia di sfaldare i semi prima che siano cotti uniformemente.
- Tempi: dopo l’ammollo, la fava cottora cuoce in circa 40-60 minuti. Senza ammollo, i tempi si allungano anche a 90 minuti. Assaggia durante la cottura: il seme deve essere morbido ma non sfatto.
- Sale e aromi: aggiungi il sale solo negli ultimi 10-15 minuti di cottura. Puoi aromatizzare l’acqua con foglie di alloro, qualche spicchio d’aglio in camicia o un rametto di rosmarino — tutti sapori che si sposano bene con il gusto delicato della fava.
- Pentola a pressione: se hai fretta, la pentola a pressione riduce i tempi a circa 20-25 minuti dopo l’ammollo. Fai attenzione a non esagerare: la fava cottora è tenera e si disfa facilmente se cotta troppo a lungo sotto pressione.
Una volta cotta, la fava cottora è pronta per essere usata in mille modi. Puoi conservarla in frigorifero per 3-4 giorni, coperta con la sua acqua di cottura, o congelarla in porzioni per averla sempre a disposizione.
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Fava cottora ricetta: tre proposte semplici e gustose
Ecco tre modi concreti per portare in tavola questo legume straordinario, dal più semplice al più elaborato. Tutte e tre le preparazioni rispettano la filosofia della cucina umbra: ingredienti poveri, tecnica semplice, risultato ricco.
1. Fave cottore all’olio extravergine con cipolla e alloro
È il piatto più tradizionale, quello che si mangiava nelle case contadine dell’Amerino come pasto completo. Fai appassire a fuoco basso una cipolla bianca affettata sottile in abbondante olio extravergine di oliva — possibilmente umbro, per restare in tema. Aggiungi le fave cottore già cotte, qualche foglia di alloro fresco, sale e pepe nero macinato al momento. Mescola delicatamente e lascia insaporire a fuoco basso per una decina di minuti, aggiungendo un mestolo di acqua di cottura se il composto tende ad asciugarsi troppo. Servi con pane di grano duro tostato. Il risultato è un piatto caldo, avvolgente e straordinariamente semplice.
2. Zuppa di fava cottora con cicoria selvatica
L’abbinamento fave-cicoria è un classico dell’Italia centrale e meridionale, e con la fava cottora funziona alla perfezione. Cuoci le fave come descritto sopra, poi frullane circa la metà con un po’ della loro acqua di cottura per ottenere una crema densa. Riunisci la crema con le fave intere nella pentola. A parte, sbollenta la cicoria selvatica (o quella da campo, che puoi trovare al mercato in primavera e autunno) in acqua salata per 5 minuti, poi scolala e saltala in padella con aglio e olio. Unisci la cicoria alla zuppa di fave, aggiusta di sale, completa con un filo d’olio a crudo e peperoncino se ti piace. Questa zuppa è un piatto unico completo, ricco di fibre e proteine vegetali, perfetto nelle serate fresche.
3. Fave cottore con pasta e guanciale croccante
Una versione più ricca, adatta a chi vuole un primo piatto sostanzioso. Fai rosolare il guanciale tagliato a cubetti in una padella antiaderente senza aggiungere grassi, finché non diventa croccante. Toglilo e tieni da parte. Nella stessa padella, con il grasso rilasciato dal guanciale, aggiungi uno spicchio d’aglio e le fave cottore cotte. Schiaccia leggermente alcune fave con il dorso di un cucchiaio per creare una salsa rustica. Cuoci la pasta — spaghetti spezzati, maltagliati o pappardelle corte vanno benissimo — e scolala al dente, tenendo da parte un po’ di acqua di cottura. Manteca la pasta nella padella con le fave, aggiungendo acqua di cottura quanto basta per ottenere una consistenza cremosa. Impiatta e completa con il guanciale croccante e una macinata di pepe nero. Un piatto semplice ma di grande soddisfazione.
Abbinamenti, varianti e consigli per chi vuole sperimentare
La fava cottora si presta a molte variazioni. In estate, puoi usarla fredda in insalata con pomodori, cipolla rossa di Tropea, basilico fresco e olio extravergine — una versione leggera e colorata che funziona come antipasto o contorno. Puoi anche frullarla completamente con aglio, limone e olio per ottenere un hummus di fave alternativo, da servire con crudités o pane integrale tostato.
Chi segue un’alimentazione vegana o vegetariana troverà nella fava cottora un alleato prezioso: il suo contenuto proteico e la sua digeribilità la rendono un’ottima base per zuppe, stufati e polpette vegetali. Prova a mescolarla con lenticchie rosse e curcuma per una zuppa speziata dal colore vivace, oppure con cavolo nero e patate per un minestrone invernale corposo.
Se vuoi approfondire la storia e le tradizioni legate a questo presidio, puoi consultare direttamente la scheda ufficiale della Fondazione Slow Food, che racconta con precisione il territorio, i produttori e i valori che stanno dietro a questo piccolo grande legume.
La fava cottora è uno di quei ingredienti che ti ricordano quanto la cucina italiana sia ancora piena di sorprese: non devi andare lontano per trovare qualcosa di nuovo, basta guardare con attenzione quello che c’è sempre stato, coltivato con cura da mani esperte su colline che sembrano ferme nel tempo. Portarla in tavola è un modo concreto per mangiare bene, sostenere la biodiversità e fare un piccolo gesto di rispetto verso chi lavora la terra con passione e dedizione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.