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L’Ue protegge le api: banditi tre pesticidi “killer”

L’Unione europea vieta l’utilizzo di tre pesticidi neonicotinoidi, tra i principali responsabili della scomparsa delle api. 

Al via l’operazione salva api. A contrastare l’estinzione della api – o perlomeno a provarci – ci pensa l’Unione Europea, che il 27 aprile ha approvato la proposta della Commissione di vietare l’utilizzo di tre pesticidi neonicotinoidi, considerati veri e propri “killer” delle api. Nello specifico, vengono vietati i principi attivi imidacloprid, clothianidin e tiamethoxam che potranno essere usati solamente all’interno di serre permanenti.

Una soluzione arrivata dopo che, lo scorso 28 febbraio, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) aveva lanciato l’allarme sulla minaccia per le api selvatiche e mellifere rappresentata dai pesticidi neonicotinoidi. Ad annunciare la novità Greenpeace, il cui responsabile per la campagna Agricoltura in Italia, Federica Ferrario, ha dichiarato: “Questa è una notizia importante per le api, l’ambiente e tutti noi. Il voto a favore dell’Italia certifica l’attenzione dei cittadini italiani per la protezione degli impollinatori. I danni di questi neonicotinoidi sono ormai incontestabili. Bandire questi insetticidi è un passo necessario e importante, il primo verso una riduzione dell’uso di pesticidi sintetici e a sostegno della transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti”.

I tre pesticidi vennero dichiarati nocivi, e quindi vietati parzialmente, già nel 2013. Questi pesticidi neonicotinoidi banditi non sono però gli unici utilizzati sul territorio europeo. Nello specifico, ce ne sono altri quattro (acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone) e sostanze come cipermetrina, deltametrina e clorpirifos che rappresentano ancora una minaccia per api e insetti, la cui presenza è di fondamentale importanza per l’agricoltura e l’ecosistema. A votare sì al divieto sono stati i seguenti paesi: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta. Voto no da parte di Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Astensione per Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania.

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