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Cosmetici green: quando “naturale” è anche buono?

Il mercato dei cosmetici green si sta sviluppando sempre di più, tuttavia è difficile conciliare realizzazione tecnica con sicurezza ed efficacia. Ecco cosa dichiarato Leonardo Celleno, presidente di AIDECO Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia, in merito…

Il mercato dei cosmetici green è in continua crescita: secondo quanto riporta Human Highway, azienda di ricerche on-line, più di 7 consumatori su 10 in Italia ritengono che la “produzione sostenibile e attenta all’ambiente e ai vincoli etici” sarà il filo conduttore delle loro scelte di acquisto. “Naturale non significa per forza ‘buono’ – ha dichiarato Leonardo Celleno, presidente di AIDECO Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia. Qualcuno potrebbe dire che un prodotto è naturale perché ad esempio è a base di erbe alpine, salvo poi scoprire che non ne contiene in quantità diversa da altri […] Le sostanze più a rischio nel causare dermatiti allergiche (diverse dalle dermatiti irritative, che sono più comuni ma di cui i cosmetici più raramente sono fonte) sono le fragranze, seguite dai conservanti”.

Il 70,2 per cento dell’opinione pubblica richiede più sostenibilità, etica e cura per l’ambiente, il 34,3 desidera prodotti cruelty free, il 25,3 ama i prodotti senza parabeni, conservanti in generale, glutine, olio di palma, tensioattivi, additivi ritenuti inutili, il 22,1 vuole prodotti amici della natura, il 16,3 maggiore attenzione al sole, l’11,2 dei prodotti cosmetici vegani, infine il 9,2 per cento prodotti a km 0.

“La tendenza comunque ormai è questa – ha continuato Celleno – Anche le multinazionali cosmetiche più storiche, che avevano come ‘must’ il cosmetico convenzionale, oggi rivendicano la presenza di sostanze naturali (soprattutto vegetale) praticamente in tutte le loro linee. D’altra parte la cosiddetta chimica non solo non ha più molto appeal presso il consumatore, ma ha perso molto anche in ricerca per ragioni che prescindono dalla tendenza sociale o dal biologico o dal vegetale. Le regole sono molto più stringenti, la normativa è più severa e dunque è molto difficile sintetizzare qualcosa di nuovo che venga facilmente accettato“.

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